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Tour d’Areu

Due rapide incursioni alle magnifiche Tours d’Areu, poco sotto Chamonix e poco sopra Sallanches, nella valle dell’Arve; 6 torri di ottimo calcare che presentano moltissime vie per tutti i gusti e di tutte le difficoltà, in un quadro magnifico dominante il Réfuge de Doran (non perdetevi le omelette al ritorno dall’arrampicata!). Noi abbiamo optato per l’impegnativa Alcootest e per le più semplici Agamemnon e Copacabana.

A presto,

  • Rouge +39 3488095507.

Danza Provenzale – 6a max

Sabato non abbiamo effettuato un’impresa epica ma abbiamo trascorso una bella giornata in montagna ripetendo una via alla portata di molti, seppur chiodata in maniera piuttosto distanziata, per raggiungere la sommità della Cima Provenzale, in val Maira.

L’avvicinamento è tutto sommato abbastanza breve, la via si svolge su buona roccia, l’ambiente è da quadro, la cima è aerea e la croce sommitale garantisce la buona riuscita della classica foto di vetta, nulla di più da chiedere per la nostra uscita.   Anzi, sì… un buon posto dove coronare la giornata con una birra ed un panino.  Beh, in val Maira quello è proprio semplice!

Ric 28 giu.

Mandela Viva 4.2 E2

Le temperature fredde e le recenti nevicate hanno risvegliato le nostre voglie scialpinistiche convincendoci ad uscire dai territori d’abituale frequentazione torinese per spingerci sino a Macugnaga.  Su prezioso consiglio, siamo andati ad esplorare il canale esposto a NW della cresta che scende dalla punta Grober più comunemente conosciuto col nome di Mandela Viva.

Si è rivelata una scelta vincente, l’ambiente mozzafiato della parete Est del Monte Rosa e la qualità della neve hanno reso la giornata fantastica.

L’esperimento ci ha convinti che in fondo Macugnaga è dietro l’angolo e le linee da sciare son tante, torneremo presto!

Ric  15 Apr. 21

Bric Cassin Canale NO

Una classica della val Maira per lo sci ripido ma non troppo.  Itinerario nascosto ed affascinante su una parete ben  visibile dal fondo valle.  Quest’anno innevamento non abbondantissimo ma più che sufficiente per calzare quasi dal punto sommitale.    Dopo l’intera salita sul versante ombroso, uscire al sole è un piacere assoluto.

Condizioni nell’insieme discrete.

Ric 25 Feb.

Sulle ali della storia

Il nostro tentativo risale a qualche settimana fa, quando dopo il primo rialzo termico, Burian ha fatto visita alle nostre zone e le temperature son precipitate.  In realtà, per esser più precisi, la nostra strategia è stata quella di aspettare che Burian si facesse un giro sabato e domenica per provare a scalare non nel momento di massimo gelo ma subito a seguire. 

Arrivati alla base della colata le temperature erano però già positive, le stalattiti pensili ancora più inquietanti.  Abbiamo deciso di provare ad attaccare scegliendo una linea, per i primi tre tiri di ghiaccio, dove anche in caso di crollo di uno dei mostri appesi sopra le nostre teste saremmo rimasti illesi.

Al momento di attaccare il primo tiro di misto il sole stava abbandonando la parete ma le stalattiti pensili erano assolutamente bianche e porose.  Confidando negli spit abbiamo attaccato anche questa lunghezza oltrepassando la frangia di metà tiro con somma delicatezza per raggiungere l’ancoraggio di sosta.

Non ce la siamo però sentita di attaccare l’ultimo tiro che prevede la salita di una frangia più grossa, optando per una ritirata cautelativa.

La linea è bellissima, il gas assoluto… torneremo ad ultimare la salita.

Ric

Formazza dry

Un blitz in giornata, quello dello scorso week end, a ripetere due linee di recente apertura da parte di Tazio Ferrari & C.     Ci tenevo a segnalarle sul nostro blog in quanto assolutamente meritevoli di ripetizione.

Diretti alla neuro  M9/4+

E’ una linea che presenta un primo tiro in total dry.  Un fessurino strapiombante corto e violento.  Segue un breve tiro su ghiaccio fine protetto a spit. L3 è caratterizzato da un piccolo candelino, anch’esso protetto a spit sino ad una nicchia. Lunghezza 40m circa.  L4 interamente su ghiaccio, è ancora simpatico e conduce in sommità.

Materiale utilizzato:  5 viti e 10 rinvii

Cervo volante M8/5

E’ sicuramente superiore come esteticità della linea.  L1 interamente in ghiaccio con sosta a spit.  L2 è il tiro chiave della via.  Breve sezione in ghiaccio, poi ribaltamento difficile ed a seguire fessurino fisico sino alla sosta. L3 è invece il tiro più estetico.  Si sale la porzione di roccia in maniera ascendente a sx per raggiungere la frangia pensile. L4 è interamente in ghiaccio, una piccola candela verticale è la cigliegina sulla torta.

Materiale utilizzato: 7 viti, 8 rinvii, friends 0,75/0,5/2 camalot.

Avvicinamento: superare l’abitato di Chiesa in val Formazza, le cascate risultano visibili dalla strada sulla sx salendo e risultano accessibili in 10 minuti circa.  La prima linea che si incontra è Cervo.  Diretti alla neuro è situata un centinaio di metri a destra guardando la parete.

Cervo

Il club del losko M7+/5+

Per anni, in tanti, abbiamo guardato quelle frange che tutti gli inverni pendono in quello spazio compreso tra l’Ipertubo dei cavolfiori ed il candelone Bernardi alle Scale del Moncenisio e già diverse volte in passato avevo pensato che sarebbe stato interessante aprire un itinerario moderno per andarli  a prendere.

Quest’anno, si è casualmente presentata l’occasione lo scorso week end dopo aver fatto due chiacchiere con l’amico Lucio, il quale, mi ha chiesto sabato prima di incontrarci a volare: “che faccio? Metto il trapano in carica?”.  

Domenica è stata una giornata di vento forte, il Moncenisio è noto per quello.  Dopo aver lasciato la macchina all’inizio della piana, perchè  il classico accumulo che si forma sulla strada nelle giornate di vento impediva l’accesso, siamo andati alla base della struttura e ci siamo cambiati dietro alle candele per esser un po’ riparati.  Un attento studio delle possibilità ci ha spinti su questa linea, per quanto la mia motivazione di metterci al lavoro in una giornata dal clima ostile non fosse proprio fortissima.  Son stati fondamentali in questo Lucio Rinetti ed Andrea Manildo, compagni di avventura in questa apertura.

Ne sono usciti tre tiri bellissimi che siamo riusciti immediatamente a scalare dopo aver chiodato.  Le lunghezze sono abbastanza brevi, una ventina di metri abbondanti, però le cenge si presentavano perfette per le soste.  Su L2 abbiamo studiato le possibilità di salita a lungo ed optato per una soluzione sulla roccia compatta, dove erano presenti due buchini molto svasati, ma dove la lama della picca non faceva presa.  Li abbiamo migliorati col trapano, seguendo la disposizione dettata da madre natura.  Non ce ne vogliano i puristi che in caso son sempre liberi di andare a scalare un’altra via.

L3 è il masterpiece.  Dopo una sezione di roccia seguono due sezioni in ghiaccio con gas assoluto.  Non si vede, ma uno spit agevola il passaggio tra le due frange.

Per una ripetizione 8 rinvii e 5 viti son più che sufficienti.  L’ultima sosta è su albero.  Al momento manca il cordino sommitale che non avevamo dietro.  Discesa a piedi o in doppia passando le corde attorno all’albero.

L’etimologia del nome?  Il club del losko è il nome leggendario di una chat di scalatori della zona rossa.

L1  M7/5+       L2  M6+/5       L3  M7+/5+

Buona scalata.

Ric   21 Gen 21

Arrampicare in Sardegna

Il mese di Ottobre per me equivale a Sardegna, con il suo mare ancora caldo, i suoi colori poliformici, i profumi inebrianti e tanta tanta roccia per tutti i gusti e le difficoltà. Quest’anno sono riuscito a salire alcune belle linee che sognavo da molto tempo; di seguito una breve descrizione e qualche accorgimento tecnico.

Con Valeria e Maurizio iniziamo subito al Monte Oddeu dove saliamo la bella Bang Boom Bang; Bella via su calcare grigio ottimo e qualche passo non banale; discesa a piedi consigliata. Il giorno dopo ci spostiamo a Pedra Longa dove ripetiamo Marinaio di Foresta, una via aperta da Maurizio Oviglia a Su Mulone; una via plaisir su una parete discontinua ma che offre una vista pazzesca sulla sottostante costa. Scalata piacevole con gli ultimi 4 tiri un po’ più difficili, discesa in doppia con le corde che, miracolosamente, non si incastrano mai! Il giorno successivo lo trascorriamo a Cala Gonone dove concateniamo alcune belle vie sulla scogliera di Biddiriscottai. Il quarto giorno ci spostiamo nelle favolose gole del Gorropu arrivando da Urzulei e quindi da Sa Juntura dove ripetiamo Pitzinedda+L’Ultimo dei Mòcheni alla Punta Cocuttus, per continuare poi fino in cima lungo un’esposta cresta di stampo alpinistico fino al raggiungimento del colle di Genna Silana. Via magnifica in ambiente straordinario, relativamente facile ma a tratti spittata lunga; utili 2/3 friends (0.5-0.75-1). Ultimo giorno di “descanso” trascorso arrampicando su alcune nuove vie sulla Pinna dello Squalo nella codula Fuili: calcare nuovo 5 stelle! Ancora una bella via con Beo a Onifai sul bel granito di Bionda Sardegna che presenta 2 belle fessure da proteggere e poi mi lego con l’amico Beppe con il quale si cambia registro di salite. Iniziamo alla Punta S’Iscopargiu dove ripetiamo L’Occhio Assoluto, via dei primi anni 2000 firmata Oviglia-Sarti. In pieno stile sabaudo ci sono spit a distanze chilometriche sui tiri placcosi fino al 6b/6b+ (anche 15 metri, se si cade in alcuni tratti ci si incendia) per poi riavvicinarsi miracolosamente sui tiri più difficili e più bracciosi…chissà come mai? Utili 3/4 friend fino al 2BD; via in ambiente grandioso e globalmente su bella roccia, sicuramente non una via “cult” come descritta sul libro Pietra di Luna. Dopo un giorno di riposo a cercare nuove pareti ci spostiamo più a sud per una breve visita alle falesie di Ulassai, poi a Tertenia dove saliamo la bella T-Rex a Jurassik Park e infine, l’ultimo giorno a nostra disposizione, ci dirigiamo alla parete S’Orcu dove ripetiamo la difficile “Una Corona al bacio” di Roberto Vigiani. Gli spit sono molto distanti (anche sul 7a in questo caso) e la via un po’ sporca in alcuni tratti. Probabilmente il terzo tiro è stato interessato da un piccolo crollo che ne ha elevato le difficoltà (7b+, 7a+ obbl.?), così come l’ultimo che presenta blocchi pericolosi e che abbiamo preferito non salire. Per ora è tutto, a presto e buone scalate!

Rouge

… zona Dibona

Era circa metà Agosto…  non avevo troppa voglia di abbandonare l’alta val Susa dove mi trovavo e correre ad assembrarmi in qualche cabinovia, così ho proposto a Lino di andare a visitare una zona diversa e ci siamo diretti verso la Berarde.  Dopo una notte in furgo siamo partiti presto la mattina per raggiungere il rif. di Soreiller che si trova ai piedi della aguzza aig. Dibona.  Il tempo di un caffè ed abbiamo proseguito la camminata fino alla poco frequentata aig. du Soreiller dove abbiamo ripetuto una via aperta dal solito instancabile Cambon: Danse avec le pilier.  Una scalata bellissima di muri e fessure su un aereo pilastro di granito rosso.  Molto meritevole.

Il giorno seguente il nostro programma prevedeva la ripetizione di una via che avevo in testa da tempo perchè riportata sul libro di F. Petit: parois de legende.   Mi incuriosiva che una via in quelle zone avesse potuto impressionare così Petit da esser accostata ad altre molto più rinomate.  La via si chiama Le tresor de Rackman le Rouget  alla Tete du Rouget.  L’avvicinamento non è semplicissimo, bisogna raggiungere una forcella ed effettuare 3 doppie in un canale con qualche masso instabile avendo cura di gestire le corde in maniera pulita per raggiungere una cengia sospesa sulla parete dove inizia l’itinerario.  Quantomeno dove iniziano le difficoltà, perchè la parete è anche approcciabile direttamente dal fondo valle con una camminata imperiale e qualche tiretto facile su una specie di zoccolo che conduce alla cengia sospesa.  L’itinerario si sviluppa per circa 400m e conduce dritto in vetta con una bellissima arrampicata su granito rosso assolutamente non secondo a certe salite del Bianco.

Per entrambe le vie è necessario avere una serie completa di friends sino al 2 BD, noi avevamo anche giallo e rosso dei C3.

Un collega locale con cui ho chiacchierato in rifugio mi ha detto che i due itinerari sono forse i più belli del bacino del Soreiller, è inconfutabile che siano degni di nota.

Al rifugio ho appreso del’apertura di una nuova via sulla Dibona firmata Mussato.  Come ovvio, per chi conosce le vie dell’apritore, si tratta di gradi compressi ed arrampicata psicologica, ma questa potrà magari esser una pagina del futuro…

Hardita, Rocca la Meja

Alla confluenza delle valli Stura, Grana e Maira, a oltre 2.000 m di quota, immense praterie serrate tra vette dolomitiche sono la peculiarità di un vero e proprio anfiteatro naturale che converge su una delle montagne più belle delle Alpi cuneesi: Rocca la Meja.

Numerose sono le vie di arrampicata sulle diverse pareti.  La via in questione, aperta nell’autunno 2018/estate 2019,  si trova su uno dei torrioni più ad Ovest, nella fattispecie quello che agli arrampicatori è noto come torrione “guanta” dove corre la  via aperta da C. Ravaschietto e L. Bianco nel ’96: Guanta la Meja.

Di Hardita, guardando la relazione, mi ha colpito il tracciato al punto da suscitare la curiosità di andarla a ripetere. Quando nel 2016 salii Guanta la Meja notai il compattissimo scudo sulla destra che Guanta affronta nei punti più deboli.  Ai tempi Cege mi disse che lo avevano guardato bene e la compattezza della roccia, seppur molto abrasiva, lo rendeva veramente “per pochi” al punto che lui stesso segnalò a qualche personaggio dalle note doti arrampicatorie, come Manolo, l’opportunità di andarlo a vedere ed eventualmente chiodarlo.    Nella ripetizione di Hardita mi son domandato più volte perchè!  Perchè voler a tutti i costi salir un muro così compatto con una progressione in artificiale dovendo forare la roccia per posizionare i cliff al fine da riuscire a piazzare gli ancoraggi.  La relazione che si trova sul web riporta gradi alquanto improbabili su tiri che difficilmente son stati scalati.   Fino ad L4 la via è molto bella ed ha un carattere, nella parte superiore la definirei una violenza alla parete.

L1  Bel muro rosso, tecnico, con un passo d’ingresso dove le dita fredde protestano ed un traverso verso sx a piedi spalmati dove invece protestano gli avambracci.  Grado in relazione 6c/7a.  A nostro avviso 7a ci sta tutto.

L2 è un tiro un po’ rotto di roccia non solidissima, va beh, quello c’è.  5+/6a

L3 Bel muro/placca grigio, scalata di precisione su piccoli appoggi con qualche spalmata.  Chiodatura impeccabile. Grado proposto di nuovo 6c/7a, A nostro avviso più semplice di L1, 6c+

L4 è una fessura obliqua verso destra dove gli incastri son veramente pochi, il tiro è molto bello e presenta un singolo finale su cui bisogna esser ancora lucidi, di testa e di braccio.  Sull’ingresso la roccia non è perfetta ma si gestisce bene.  Grado in relazione sempre 6c/7a. A nostro avviso è il tiro più difficile di quelli sin qui percorsi.  La chiodatura è ravvicinata ma si scala bene.  A nostro avviso siamo più sul 7b, diciamo 7a+ volendo esser stretti.

L5 E’ il primo tiro della violenza, lo scudo è bellissimo ma non si scala.  Fino al secondo spit il blocco è duro ma in qualche maniera si fa, poi il nulla e gli spit sono messi per l’A0. Dalla 5a protezione in sosta le difficoltà son molto alte ma in qualche maniera si scala.  Sulla parte alta c’è un blocco difficile, una zappa che muove ed un cespuglietto d’erba sono utili alla progressione.  Grado in relazione A0 7a/b.    Direi ingradabile,   sicuramente la parte superiore che si lascia scalare è ben sopra il 7b.

L6 E’ la vera violenza, la parte alta dello scudo, dichiarata 7b, probabilmente mai stata scalata, aperta con trapanate nel muro per piazzare i cliff ed alzarsi il più possibile a posizionare la protezione.  Per me è NO.  Dalla sosta fino al 4 spit potrebbe esser un 7c grado blocco la parte superiore è senza prese se non che i forellini effettuati per piazzare i cliff.  

L7 E’ la presa in giro!  Grado proposto 6c/7a.  Il blocco a partire dalla sosta non siamo neanche riusciti ad impostarlo nonostante gli svariati tentativi, segue un tratto più scalabile ed un nuovo blocco, difficile ma non furioso come quello sotto.  Ancora sotto la sosta un nuovo passaggio atomico ad aprirsi a sinistra a delle piatte. 

Peccato!

Ric 18 Sett.