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Sard climb 2020: il report

Il mese di Ottobre per me equivale a Sardegna, con il suo mare ancora caldo, i suoi colori poliformici, i profumi inebrianti e tanta tanta roccia per tutti i gusti e le difficoltà. Quest’anno sono riuscito a salire alcune belle linee che sognavo da molto tempo; di seguito una breve descrizione e qualche accorgimento tecnico.

Con Valeria e Maurizio iniziamo subito al Monte Oddeu dove saliamo la bella Bang Boom Bang; Bella via su calcare grigio ottimo e qualche passo non banale; discesa a piedi consigliata. Il giorno dopo ci spostiamo a Pedra Longa dove ripetiamo Marinaio di Foresta, una via aperta da Maurizio Oviglia a Su Mulone; una via plaisir su una parete discontinua ma che offre una vista pazzesca sulla sottostante costa. Scalata piacevole con gli ultimi 4 tiri un po’ più difficili, discesa in doppia con le corde che, miracolosamente, non si incastrano mai! Il giorno successivo lo trascorriamo a Cala Gonone dove concateniamo alcune belle vie sulla scogliera di Biddiriscottai. Il quarto giorno ci spostiamo nelle favolose gole del Gorropu arrivando da Urzulei e quindi da Sa Juntura dove ripetiamo Pitzinedda+L’Ultimo dei Mòcheni alla Punta Cocuttus, per continuare poi fino in cima lungo un’esposta cresta di stampo alpinistico fino al raggiungimento del colle di Genna Silana. Via magnifica in ambiente straordinario, relativamente facile ma a tratti spittata lunga; utili 2/3 friends (0.5-0.75-1). Ultimo giorno di “descanso” trascorso arrampicando su alcune nuove vie sulla Pinna dello Squalo nella codula Fuili: calcare nuovo 5 stelle! Ancora una bella via con Beo a Onifai sul bel granito di Bionda Sardegna che presenta 2 belle fessure da proteggere e poi mi lego con l’amico Beppe con il quale si cambia registro di salite. Iniziamo alla Punta S’Iscopargiu dove ripetiamo L’Occhio Assoluto, via dei primi anni 2000 firmata Oviglia-Sarti. In pieno stile sabaudo ci sono spit a distanze chilometriche sui tiri placcosi fino al 6b/6b+ (anche 15 metri, se si cade in alcuni tratti ci si incendia) per poi riavvicinarsi miracolosamente sui tiri più difficili e più bracciosi…chissà come mai? Utili 3/4 friend fino al 2BD; via in ambiente grandioso e globalmente su bella roccia, sicuramente non una via “cult” come descritta sul libro Pietra di Luna. Dopo un giorno di riposo a cercare nuove pareti ci spostiamo più a sud per una breve visita alle falesie di Ulassai, poi a Tertenia dove saliamo la bella T-Rex a Jurassik Park e infine, l’ultimo giorno a nostra disposizione, ci dirigiamo alla parete S’Orcu dove ripetiamo la difficile “Una Corona al bacio” di Roberto Vigiani. Gli spit sono molto distanti (anche sul 7a in questo caso) e la via un po’ sporca in alcuni tratti. Probabilmente il terzo tiro è stato interessato da un piccolo crollo che ne ha elevato le difficoltà (7b+, 7a+ obbl.?), così come l’ultimo che presenta blocchi pericolosi e che abbiamo preferito non salire. Per ora è tutto, a presto e buone scalate!

Rouge

… zona Dibona

Era circa metà Agosto…  non avevo troppa voglia di abbandonare l’alta val Susa dove mi trovavo e correre ad assembrarmi in qualche cabinovia, così ho proposto a Lino di andare a visitare una zona diversa e ci siamo diretti verso la Berarde.  Dopo una notte in furgo siamo partiti presto la mattina per raggiungere il rif. di Soreiller che si trova ai piedi della aguzza aig. Dibona.  Il tempo di un caffè ed abbiamo proseguito la camminata fino alla poco frequentata aig. du Soreiller dove abbiamo ripetuto una via aperta dal solito instancabile Cambon: Danse avec le pilier.  Una scalata bellissima di muri e fessure su un aereo pilastro di granito rosso.  Molto meritevole.

Il giorno seguente il nostro programma prevedeva la ripetizione di una via che avevo in testa da tempo perchè riportata sul libro di F. Petit: parois de legende.   Mi incuriosiva che una via in quelle zone avesse potuto impressionare così Petit da esser accostata ad altre molto più rinomate.  La via si chiama Le tresor de Rackman le Rouget  alla Tete du Rouget.  L’avvicinamento non è semplicissimo, bisogna raggiungere una forcella ed effettuare 3 doppie in un canale con qualche masso instabile avendo cura di gestire le corde in maniera pulita per raggiungere una cengia sospesa sulla parete dove inizia l’itinerario.  Quantomeno dove iniziano le difficoltà, perchè la parete è anche approcciabile direttamente dal fondo valle con una camminata imperiale e qualche tiretto facile su una specie di zoccolo che conduce alla cengia sospesa.  L’itinerario si sviluppa per circa 400m e conduce dritto in vetta con una bellissima arrampicata su granito rosso assolutamente non secondo a certe salite del Bianco.

Per entrambe le vie è necessario avere una serie completa di friends sino al 2 BD, noi avevamo anche giallo e rosso dei C3.

Un collega locale con cui ho chiacchierato in rifugio mi ha detto che i due itinerari sono forse i più belli del bacino del Soreiller, è inconfutabile che siano degni di nota.

Al rifugio ho appreso del’apertura di una nuova via sulla Dibona firmata Mussato.  Come ovvio, per chi conosce le vie dell’apritore, si tratta di gradi compressi ed arrampicata psicologica, ma questa potrà magari esser una pagina del futuro…

Hardita, Rocca la Meja

Alla confluenza delle valli Stura, Grana e Maira, a oltre 2.000 m di quota, immense praterie serrate tra vette dolomitiche sono la peculiarità di un vero e proprio anfiteatro naturale che converge su una delle montagne più belle delle Alpi cuneesi: Rocca la Meja.

Numerose sono le vie di arrampicata sulle diverse pareti.  La via in questione, aperta nell’autunno 2018/estate 2019,  si trova su uno dei torrioni più ad Ovest, nella fattispecie quello che agli arrampicatori è noto come torrione “guanta” dove corre la  via aperta da C. Ravaschietto e L. Bianco nel ’96: Guanta la Meja.

Di Hardita, guardando la relazione, mi ha colpito il tracciato al punto da suscitare la curiosità di andarla a ripetere. Quando nel 2016 salii Guanta la Meja notai il compattissimo scudo sulla destra che Guanta affronta nei punti più deboli.  Ai tempi Cege mi disse che lo avevano guardato bene e la compattezza della roccia, seppur molto abrasiva, lo rendeva veramente “per pochi” al punto che lui stesso segnalò a qualche personaggio dalle note doti arrampicatorie, come Manolo, l’opportunità di andarlo a vedere ed eventualmente chiodarlo.    Nella ripetizione di Hardita mi son domandato più volte perchè!  Perchè voler a tutti i costi salir un muro così compatto con una progressione in artificiale dovendo forare la roccia per posizionare i cliff al fine da riuscire a piazzare gli ancoraggi.  La relazione che si trova sul web riporta gradi alquanto improbabili su tiri che difficilmente son stati scalati.   Fino ad L4 la via è molto bella ed ha un carattere, nella parte superiore la definirei una violenza alla parete.

L1  Bel muro rosso, tecnico, con un passo d’ingresso dove le dita fredde protestano ed un traverso verso sx a piedi spalmati dove invece protestano gli avambracci.  Grado in relazione 6c/7a.  A nostro avviso 7a ci sta tutto.

L2 è un tiro un po’ rotto di roccia non solidissima, va beh, quello c’è.  5+/6a

L3 Bel muro/placca grigio, scalata di precisione su piccoli appoggi con qualche spalmata.  Chiodatura impeccabile. Grado proposto di nuovo 6c/7a, A nostro avviso più semplice di L1, 6c+

L4 è una fessura obliqua verso destra dove gli incastri son veramente pochi, il tiro è molto bello e presenta un singolo finale su cui bisogna esser ancora lucidi, di testa e di braccio.  Sull’ingresso la roccia non è perfetta ma si gestisce bene.  Grado in relazione sempre 6c/7a. A nostro avviso è il tiro più difficile di quelli sin qui percorsi.  La chiodatura è ravvicinata ma si scala bene.  A nostro avviso siamo più sul 7b, diciamo 7a+ volendo esser stretti.

L5 E’ il primo tiro della violenza, lo scudo è bellissimo ma non si scala.  Fino al secondo spit il blocco è duro ma in qualche maniera si fa, poi il nulla e gli spit sono messi per l’A0. Dalla 5a protezione in sosta le difficoltà son molto alte ma in qualche maniera si scala.  Sulla parte alta c’è un blocco difficile, una zappa che muove ed un cespuglietto d’erba sono utili alla progressione.  Grado in relazione A0 7a/b.    Direi ingradabile,   sicuramente la parte superiore che si lascia scalare è ben sopra il 7b.

L6 E’ la vera violenza, la parte alta dello scudo, dichiarata 7b, probabilmente mai stata scalata, aperta con trapanate nel muro per piazzare i cliff ed alzarsi il più possibile a posizionare la protezione.  Per me è NO.  Dalla sosta fino al 4 spit potrebbe esser un 7c grado blocco la parte superiore è senza prese se non che i forellini effettuati per piazzare i cliff.  

L7 E’ la presa in giro!  Grado proposto 6c/7a.  Il blocco a partire dalla sosta non siamo neanche riusciti ad impostarlo nonostante gli svariati tentativi, segue un tratto più scalabile ed un nuovo blocco, difficile ma non furioso come quello sotto.  Ancora sotto la sosta un nuovo passaggio atomico ad aprirsi a sinistra a delle piatte. 

Peccato!

Ric 18 Sett.

Aig. Noire, cresta S

Il ricordo di una bella salita estiva compiuta con Carlo P. nata un po’ per caso in un momento di rialzo termico. Un ripiego da una salita glaciale che avevamo ipotizzato.

“io chiudo alle 20.00”,  “va bene, poi andiamo su, dormiamo in furgo e nella notte partiamo”

Così è avvenuto, verso le 4.00 è suonata la sveglia e siamo partiti dalla Val Veny senza fermarci  fino alle 19 quando abbiamo scelto una piazzola da bivacco qualche tiro sotto la vetta.   Con le prime luci del giorno dopo abbiamo percorso le poche lunghezze che ci separavano dalla Madonna di vetta prima di intraprendere la lunga discesa dalla via normale fino al fondo valle.

Ric

Cervino, cresta del Leone

La salita della classica Cresta del Leone è un sogno di molti, la normale italiana per raggiungere la vetta di una delle montagne simbolo, la piramide perfetta che ha concorso su diverse passerelle per il titolo di “montagna più bella del mondo”.  Non so se l’abbia poi vinto ma certamente il fascino non manca.

Con Paolo abbiamo effettuato la salita all’Oriondè sabato mattina in sella ad una bici elettrica affittata in paese, soluzione interessante soprattutto per il rientro.  Alle 11 abbiamo cominciato l’avvicinamento a piedi passando dal colle del Leone, prima corda, seconda corda e la cheminée fino alla capanna Carrel dove il pomeriggio è trascorso piacevolmente visto l’ambiente simpatico creatosi tra i presenti.

Dopo una piacevole cenetta d’alta quota alle 21 abbiamo orizzontalizzato la posizione faticando a prender sonno nel trambusto generale che è aumentato in maniera considerevole dalle 2.00 in avanti quando le prime cordate hanno deciso di partire verso la vetta.

Tutte le guide presenti hanno optato per un late start, la nostra partenza è stata verso le 5.15 in ripresa sulle cordate già impegnate in parete.  Dopo circa 3 ore di salita abbiamo raggiunto la croce sommitale.  La montagna è in ottime condizioni in questi giorni, non è presente verglas e non abbiamo utilizzato i ramponi, la piccozza non è neanche uscita dalla macchina.  La discesa ha richiesto lo stesso tempo della salita, alle 11.30 una breve tappa alla Carrel prima di continuare la discesa a valle, ancora impegnativa.

Ric   12/13 Sett.

Dolomiti

Come ogni anno a Luglio è sembrata  un’impresa trovare 4 o 5 giorni per scappare in Dolomiti, però poi i posti son talmente appaganti che sale la motivazione per farlo anche l’anno a venire!

Questa volta abbiamo fatto base a Colfosco. I primi giorni son stati caratterizzati da un tempo grigio e freddo, poi è scoppiata l’estate.

Day 1 abbiamo optato per una via bassa in quota, esposizione S.  Non era nei programmi, è uscita come per magia dal web e ci ha incuriositi.  Il monte Steviola si trova all’imbocco della Val Lunga, la via Elia è di recente apertura e percorribile solo con i rinvii.  Si tratta di un itinerario da 300m con 7a+ max e 6b obl.   La qualità della roccia non è sempre ottima ma l’arrampicata nel complesso divertente.  Malgrado la discesa si svolga a piedi per ripidi prati è possibile quasi sempre una ritirata in doppia.

Day 2 E’ stato quello della vietta per salir poi al Falier ed attaccare la Marmolada,  in zona Falzarego abbiamo salito Compay Segundo, una via sui 200m senza troppe pretese.  La fregatura è stata rendersi conto che le previsioni avevano cominciato ad annunciare temporali per il giorno a seguire obbligandoci a cambiar programma.

Day 3 il giornatone della trasferta!  GAM è una via di 600m e 17 tiri al Sass de Ciampac, proprio sopra Colfosco.  Esposizione sud, apertura recente e soprattutto roccia di ottima qualità.  Difficoltà 6a/6b ma continue su tutto l’itinerario con arrampicata fisica molto divertente. Ambiente spettacolare sia in salita che in discesa a piedi per tornare al passo Gardena.

Day 4 vista la minaccia temporali ed un po’ di stanchezza dal giorno precedente abbiamo optato per qualcosa di corto: Icterus alla prima torre del Sella.  Vietta breve ma intensa, il primo tiro dichiarato 6c+ è un bel bastone, noi abbiamo dato la colpa dell’intenibilità delle prese ai temporali mattutini ma in realtà il tiro è di difficile impostazione.  La parte superiore è un po’ più gentile e molto bella.  Malgrado la relazione consigli friends piccoli con uno 0,5 uno 0,75 ed un 1 si fa tutto.

Ric    26 lug. 2020

Marbruns al Trident

Diventa sempre più difficile trovare vie da ripetere che non abbia ancora percorso sui satelliti del Tacul e quando ho visto la relazione di Marbruns  ho pensato: evviva, eccone una nuova!

La via è nel complesso piacevole anche se seconda ad altre tipo Bonne Etique o Indurain.  Il primo tiro è magistrale, forse il più bello di tutti.  Una fessura di 40m solca la parete con una discreta continuità. Segue un secondo tiro mediocre tra alcuni blocchi instabili. Il terzo tiro è divertente e si conclude su un muro compatto con due spit. L4 ed L5 sono gradevoli anche se un po’ discontinui, a tratti gradonati e danno accesso alla parte terminale che è invece caratterizzata da due splendidi tiri.  La sosta è proprio in vetta al Tridente, è bello fare il ribaltamento e sedersi sul piatto a rimirare chi scala sul Capucin e magari avere la fortuna di vedere qualcuno che esce sulla Chandelle, la foto merita 😉

La relazione si trova a questo link:  https://www.guidemontblanc.it/arrampicata-courmayeur/relazioni-vie-di-roccia-alta-montagna/

Ric 08 Lug. 20

Boccalatte Climb

Questo week end per sfuggire alle folle, io ed il capitan Navarro, appositamente sceso dalla navicella spaziale, abbiamo deciso di camminare un po’ di più e dirigerci su due vie non proprio ultra percorse.

Sabato mattina abbiamo intrapreso la salita verso il Boccalatte alle 10.30 sotto un sole che tirava cazzotti ben assestati.  Una volta giunti al rifugio, breve pausa, una birretta per reintegrare i sali e siamo andati a vedere una via aperta da E. Bonfanti alla Bouteille:  Cuvée  18° anniversaire.  4 lunghezze di corda con discesa in doppia, giusto quel che ci serviva per riempire il pomeriggio.  La roccia è ottima, il secondo tiro particolarmente bello.  Una serie fino al #2 Camalot è più che sufficiente per integrare.

Domenica la nostra idea sarebbe stata quella di ripetere Horizon Vertical alla punta Massimo ma le colate d’acqua presenti sulla parte bassa dell’itinerario ci han fatti desistere già sull’avvicinamento, una volta fatto demi tour abbiamo ripiegato sulla recente nata “lezioni di piano”, via aperta da M. Ogliengo.

Una bella voragine separava  la neve dalla roccia, “terminale da negoziare” come ha scritto l’apritore. La via ha una chiodatura abbastanza distanziata e diversi passi obbligati sul grado, il quarto tiro ha un passaggio in alto che si aggira sul 6c in libera ma è facilmente azzerabile, consigliato sfalsare bene le corde ed allungare le protezioni visto il percorso ad S.  Consigliata una serie di friends fino al #2 inclusi i C3 e 10 rinvii.  Discesa in corda doppia.

La via è meritevole di ripetizione.  Relazione al seguente link: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=1665482333593012&set=pcb.1665482650259647&type=3&theater

Ric    4-5 Lug. 2020

Cuvée L2
Cuvée
tornando al Boccalatte, dietro la Bouteille
Tour des Jorasses, sul primo contrafforte Lezioni di Piano

Piccola Ciamarella e Chalanson

Bellissimo giro ad anello che aspettavo di fare da qualche tempo.  Raccorda due itinerari di sci ripido nella stessa giornata, la parete N della Piccola Ciamarella e la SO della Chalanson.

La nostra partenza è stata dal pian della Mussa verso le 7.00, in questi giorni a differenza della settimana scorsa, il rigelo è ottimo.  Dopo circa 30 minuti di portage abbiamo calzato su una neve ben portante ma lavorata dal caldo.  Durante la salita abbiamo tolto gli sci 3 volte: una per attraversare un tratto morenico non innevato, un’altra per  superare un canalino ripido ed infine un’ultima per percorrere con i ramponi l’ultimo tratto ripido e la cresta sino alla croce di vetta che toccavamo poco prima delle 10.

In vetta ce la siam presa con molta calma nella vana speranza che il versante N mollasse ancora un pochino. L’ingresso si fa aggirando un torrione evidente di roccia che sul lato nord fa uno strapiombo con ottimo grottino per calzare gli sci in piano senza stress.

La discesa è un modesto 4.1 ma con la neve ghiacciata l’E3 si fa sentire tutto!  Noi abbiamo deciso di far la discesa classica che aggira da dx la barra rocciosa scendendo.  500m entusiasmanti sul lato francese.

A quota 2900 in una comba pianeggiante abbiamo rimesso le pelli e cominciato la salita sul ghiacciaio in direzione della parete N della Chalanson. Ad un certo punto siamo stati costretti a calzare i ramponi per la pendenza.  Si è rivelato vincente non affrontare la parete direttamente ma andare al colletto superiore alla sua sx e percorrere uno stretto canalino che sbuca pochi metri sotto la vetta.

La discesa , questa volta, si è presentata con una neve perfetta, smollata al punto giusto e ci ha regalato qualche bel curvone in velocità.  Nuovamente 4.1, addomesticato dalle condizioni.

Per  le 13 siamo rientrati alla macchina e siamo partiti alla ricerca di un posto dove goderci una birrazza al sole, operazione ardua di questi tempi ma comunque portata a termine.

Dislivello totale in salita: 2300m.

Ric 28 Mag. 2020

Bessanese
Ciamarella
Piccola Ciamarella, via di salita
pendio finale
sulla cresta
vetta
calziamo gli sci versante N
parete N
Albaron
Chalanson, via di salita
uscita dal versante N
quasi in vetta

Becco di Valsoera, sci ripido

Abbiamo voluto provarci, la partenza da Torino sotto una pioggia fine è stata un atto di fede nelle previsioni meteo che lasciavano intravedere una possibilità di condizioni migliori sulle alte valli piemontesi.  Raggiunta la diga del Teleccio verso le 7.30 ci siamo preparati sotto un cielo azzurro e pieni di motivazione siamo partiti alla volta del Pontese, le piogge dell’ultima settimana avevano dato un colpo all’ultima neve e così abbiamo dovuto proseguire con il nostro portage fino in fondo al piano.  Da qui la meta risultava ben visibile, segnata dai passaggi di recenti valanghe ma con spazi ancora sciabili.  La risalita è stata faticosa, complice anche la neve non rigelata.  Verso le 10 abbiamo raggiunto la bocchetta, una crestina nevosa affilata separava il versante Est dal versante Ovest ed uno scomodo venticello ci gelava l’umidità addosso.  Tempo di cambiare assetto e le nebbie ci hanno avvolti obbligandoci a sciare il canale con una visibilità scarsa.   Che dire?  Visto di meglio, sciato di peggio!  Ovviamente, appena raggiunti i pianori basali il meteo è nuovamente migliorato, è stata comunque una piacevole avventura.

Ric 16/05/2020