Era circa metà Agosto…  non avevo troppa voglia di abbandonare l’alta val Susa dove mi trovavo e correre ad assembrarmi in qualche cabinovia, così ho proposto a Lino di andare a visitare una zona diversa e ci siamo diretti verso la Berarde.  Dopo una notte in furgo siamo partiti presto la mattina per raggiungere il rif. di Soreiller che si trova ai piedi della aguzza aig. Dibona.  Il tempo di un caffè ed abbiamo proseguito la camminata fino alla poco frequentata aig. du Soreiller dove abbiamo ripetuto una via aperta dal solito instancabile Cambon: Danse avec le pilier.  Una scalata bellissima di muri e fessure su un aereo pilastro di granito rosso.  Molto meritevole.

Il giorno seguente il nostro programma prevedeva la ripetizione di una via che avevo in testa da tempo perchè riportata sul libro di F. Petit: parois de legende.   Mi incuriosiva che una via in quelle zone avesse potuto impressionare così Petit da esser accostata ad altre molto più rinomate.  La via si chiama Le tresor de Rackman le Rouget  alla Tete du Rouget.  L’avvicinamento non è semplicissimo, bisogna raggiungere una forcella ed effettuare 3 doppie in un canale con qualche masso instabile avendo cura di gestire le corde in maniera pulita per raggiungere una cengia sospesa sulla parete dove inizia l’itinerario.  Quantomeno dove iniziano le difficoltà, perchè la parete è anche approcciabile direttamente dal fondo valle con una camminata imperiale e qualche tiretto facile su una specie di zoccolo che conduce alla cengia sospesa.  L’itinerario si sviluppa per circa 400m e conduce dritto in vetta con una bellissima arrampicata su granito rosso assolutamente non secondo a certe salite del Bianco.

Per entrambe le vie è necessario avere una serie completa di friends sino al 2 BD, noi avevamo anche giallo e rosso dei C3.

Un collega locale con cui ho chiacchierato in rifugio mi ha detto che i due itinerari sono forse i più belli del bacino del Soreiller, è inconfutabile che siano degni di nota.

Al rifugio ho appreso del’apertura di una nuova via sulla Dibona firmata Mussato.  Come ovvio, per chi conosce le vie dell’apritore, si tratta di gradi compressi ed arrampicata psicologica, ma questa potrà magari esser una pagina del futuro…