Il 1°Giugno parto con motorone Mariojosé alla volta del Perù, un nostro sogno da tanto tempo; raggiungiamo gli skilovers Matteo e Paola per quello che si rivelerà uno dei viaggi più intensi della nostra vità!
Arriviamo a Huaraz dopo un viaggio epico: Milano-Madrid (2.30 di volo), 4 ore di attesa, Madrid-Lima (12 ore di volo, arrivo alle 5 am locali), ritiro bagagli, taxi fino alla stazione dei Bus (1 ora nel delirio del traffico di Lima), Lima-Huaraz (10 ore di Bus)…finalmente alle 21:30 arriviamo a “la Casa di Zarela”, Ostello magnifico che sarà il nostro campo base durante tutto il periodo.
Huaraz è già a 3100 mt sul livello del mare e, anche se Mario ed il sottoscritto non siamo molto acclimatati, ci sentiamo bene e decidiamo di partire per il nostro primo giro. Dopo un giorno dedicato a fare la spesa e due notti, il mattino seguente partiamo alla volta della Quebrada Ishinca, la valle più vicina a Huaraz. Il trek lungo questa valle passa sotto pareti di granito meravigliose, boschi contorti e altipiani che conducono al Rifugio Ishinca, a 4350 mt, costruito dai volontari del Mato Grosso e gestito da un fiorentino che ci ha offerto gran lezioni di vito oltre che a ottimo cibo. Il giorno dopo partiamo alle 5 e ci regaliamo la prima “smotorata” di allenamento e acclimatazione, salendo, con un ampio giro ad anello in senso antiorario il bellissimo Ishinca, 5530 mt., montagna non difficile ma che offre panorami meravigliosi. Alle 13 circa siamo di ritorno al Rifugio, gasati come la guizza, per riposare e preparare la roba per la nostra destinazione futura, il Toclaraju, 6035 mt. Intanto Matteo e Paola sono arrivati con la loro tenda nei pressi del rifugio. Il giorno dopo partiamo tutti insieme in direzione del campo base avanzato a quota 5100 circa; zaini faraonici ci piegano la schiena, ma il tramonto della sera ci fa dimenticare la fatica; siamo tutti super eccitati anche perché i giorni precedenti era stato brutto tempo con venti fortissimi mentre adesso sembra finalmente essersi messo al buono con il nostro arrivo! L’indomani partiamo in 3 alle 3 di notte mentre Paoletta ci aspetta al CB causa un fastidioso mal di pancia. La salita al Tocla è grandiosa con le ultime due lunghezze non banali, così come le vedute dalla cima. Matteo scende con gli sci e ci si ritrova al CB per mangiare qualcosa, sistemare la roba, preparare gli zaini e scendere fino al Rifugio prima e poi fino a Pashpa per ulteriori 14 km di cammino. Il taxi ci riporta poi di notte a Huaraz dove mangiamo le prelibatezze di Zarela e sprofondiamo in un sonno profondo. I due giorni seguenti sono destinati al riposo e alla spesa; paradossalmente il giorno immediatamente dopo ci sentiamo più riposati rispetto a quello dopo. Il terzo giorno si riparte, obbiettivo Alpamayo, eletto nel 1966 dalla rivista Alpinismus come la “Montagna mas linda del mundo”. Tre ore di taxi ci portano a Cashpa dove carichiamo i muli; dopo 4 ore di cammino arriviamo al primo accampamento a 3700mt; il giorno dopo altre 4/5 ore di cammino e raggiungiamo l’altro Campo a 4350mt. Qui lasciamo i muli, e raggiungiamo, con degli zaini pesantissimi, il Campo Glaciare a 5400mt, saltando d fatto il campo morena a 4900mt. Siamo tra i primi a tentare l’Alpamayo nel 2017, la parete sembra in ottime condizioni e noi stiamo bene. Optiamo per la via dei Francesi, 8 lunghezze da 60mt su neve e ghiaccio con alcuni passi verticali; la via Ferrari del 1975, sulla carta più facile, non è più percorribile a causa di un seracco/cornice che la rende di fatto esposta alla caduta di ghiaccio dall’alto. Il campo glaciare dell’Alpamayo è un posto incredibile da cui abbiamo assistito ad uno dei tramonti più magici della mia vita. La notte ha fatto freddo, tra i -15 e i -20; partiti alle 4:30 dalla tenda raggiungiamo la vetta un po’ prima delle 9, con condizioni perfette e assenza di vento. Buttiamo le doppie, raggiungiamo il campo alto e poi, raccolti la tenda e i sacchi a pelo, di nuovo giù al campo a 4350mt e poi il giorno dopo a Huaraz da Zarela, divenuta oramai nostra amica oltre che la proprietaria dell’ostello “La casa di Zarela”, che consiglio vivamente.
Un viaggio perfetto in cui la fortuna ci ha accompagnato; un solo disguido (comico) ha colpito Mariojosé che nel tragitto Stazione dei Bus-Aereoporto: lo smarrimento del passaporto, evento che l’ha obbligato a restare per qualche giorno in più a Lima!
Il 18 giugno rientro quindi in Italia da solo con gli occhi e il cuore pieni di Montagne pazzesche, albe e tramonti da brivido, volti, sorrisi e gesti di persone fantastiche, cibi assolutamente tra i migliori mai assaggiati ma anche di povertà assoluta e grandi contraddizioni. Fa bene ogni tanto immergersi in queste realtà così diverse e distanti tra di noi; rappresentano per me una gran lezione di vita di cui ogni tanto ho bisogno di un ripasso.
Prossimo anno si riorganizza! A presto, Rouge.