Giro del Gran Paradiso, dalla Val di Rhemes a 4061m
Il Giro del Gran Paradiso è uno dei tour di scialpinismo classici più belli delle nostre Alpi, con un gruppo di scalmanati olandesi volevamo però aggiungere più punte al giro, quindi abbiamo deciso di spostare la partenza da Cogne alla Val di Rhemes.
Traversata dell'Entrelor
Il primo giorno partiamo subito con la traversata dell'Entrelor, da Rhemes Notre Dames a Pont Valsavarenche, niente di tecnicamente complicato, ma di una lunghezza già importante per chi arriva direttamente da sotto il livello del mare.
Mi fa quasi strano ritrovarci nel vallone di salita completamente da soli, dove le uniche presenze di umani sono le tracce barbare di chi ha sciato qui il giorno prima, domenica. I privilegi di un lunedì di inizio aprile! Arrivati in cima ci godiamo il panorama su ciò che ci aspetta nei prossimi giorni: il Grampa!
Scendiamo gasati sul lato della Valsavarenche, molto meno classico rispetto al vallone di salita, infatti lasciamo delle belle firme sui resti di polvere nella parte alta, in basso invece rientriamo sulla strada mai finita e abbandonata che sarebbe dovuta arrivare al col del Nivolet dal lato valdostano, senza farci mancare un po' di sano ravano tra arbusti e ruscelli, il segreto perfetto per arrivare assetati in albergo in fondovalle.
Salita allo Chabod
Dopo una bella serata passata a birre blanches, doccia calda e lenzuola pulite, partiamo belli riposati in direzione rifugio Chabod.
La mattina fa bello, e gli ultimi residui di segnale telefonico ci fanno capire che per il giorno successivo le previsioni meteo non annunciano nulla di buono: neve tutto il giorno con vento da est, 30cm di neve a 4000m, ma sento puzza di retour d'est, quello cattivo che porta molta più neve di quella prevista.
A pranzo in rifugio ne discuto coi ragazzi e decidiamo di spostare tutto di un giorno, dato che l'indomani sicuramente non avremmo fatto nessuna cima. Ho bisogno di tempo per riuscire a cancellare e riprenotare i rifugi, così nel pomeriggio organizzo un'esercitazione di autosoccorso in valanga che si dimostrerà molto reale, con neve cementata e raffiche di vento che non fanno vedere nulla.
Hokkaido sotto lo Chabod
La mattina ci sveglia Pasang, il cuoco nepalese del rifugio Chabod, che accende lo spalaneve per pulire la terrazza, sul tavolo ci sono 30cm di neve, -7° e continua a venire giù a secchi! Bella storia, e ora che mi invento?
Decidiamo di salire un po' fino a dove la visibilità lo permette, per poi scendere giù nei boschi sotto il rifugio fino alla fine della neve.
Titti, la gestrice, mi dice che sta nevicando fino a 900m, ma che è? Inverno? Saliamo nella nebbia fino a 2900, poi non capiamo più neanche come siamo girati e scendiamo, la qualità della neve è incredibile: con gli stuzzichini da scialpinismo siamo costretti a adottare la tecnica che si usa solo a Hokkaido o a Prali nelle giornate buone, a ogni curva si salta per cercare di far galleggiare un po' gli sci e si inspira forte, per atterrare poi nella curva successiva e sprofondare nella neve fino al bacino, venendo travolti in faccia da spruzzi di polvere: apnea!
Risaliamo in rifugio battendo traccia, arriviamo su fradici e affamati! I ragazzi vorrebbero fare un secondo giro, ma nevica ancora forte, tanto tocca a me rifare la traccia già ricoperta, gli dico di darsi una calmata e di riposarsi, il giorno dopo sarà lunga!
La sera, durante la classica riunione tra guide, siamo tutti molto scettici sul riuscire a fare qualcosa il giorno successivo, intanto fuori ha smesso di nevicare e sul tavolo vengono misurati 65cm. Finalmente arriva il bollettino valanghe che indica pericolo 3. Informo i ragazzi dei piani B che non prevedono di arrivare in cima e se ne vanno a letto un po' affranti. La sveglia è comunque fissata alle 6, presto, non si sa mai.
La sciata più bella della loro vita
Ci svegliamo con la primissima luce, si vedono ancora le stelle, non c'è vento. Con le altre guide, Olivier e Frédéric, svizzeri con un gruppo di 9, e Manuel, trentino con 2, decidiamo di partire insieme, per darci una mano a battere traccia, saliamo fino a 3000, poi vediamo se girare a sinistra verso il Gran Neyron, oppure se le condizioni fossero buone rimaniamo verso destra, verso il Gran Paradiso.
La neve è più asciutta, ma è proprio tanta! Non sembra essere stata lavorata dal vento in alto e le temperature sono fredde, proprio invernali. Senza parlarci tanto decidiamo di andare a destra, tenendoci lontani dalle ripide pareti nord del Piccolo e del Gran Paradiso, traversiamo in piano fino a raggiungere il ghiacciaio.
La tattica è ben definita: Io e Olivier ci avvantaggiamo per battere traccia lontano dai crepacci, mentre Manuel e Frédéric si occupano di gestire e fare rispettare le distanze di tutti i gruppi, alla fine siamo 17! Con Olivier non ci parliamo tanto, ma ci intendiamo molto bene, ognuno fa delle belle trenate battendo non delle tracce, ma delle vere e proprie trincee! Siamo gasatissimi.
Olivier tra le tante ha scalato Padre Pio + Echelle vers le ciel, sulla parete sud del Cervino, in giornata, 41 tiri! Io non sono mai bravo a valutarmi, ma, per tenermelo dietro mentre batto, anche io forse non sono così scarso. I miei ragazzi a 3800 iniziano ad avere cenni di stanchezza ma li motivo, anzi, forse sono più motivato io di loro!
Arriviamo in cima dopo il gruppo degli svizzeri e con Manuel decidiamo di scendere verso lo Chabod.
La neve è quella dei sogni! Profonda e leggera, quasi uno spreco con gli 88mm, però sciare in prima traccia sul Grampa in questo modo quando ci ricapita? Sciamo in polvere sulle morene fino al bosco, è davvero il 3 aprile?
I ragazzi sono distrutti ma felici! Non se lo aspettavano!
Li lascio di nuovo in albergo a Pont, io devo ripartire, do due istruzioni a Andrea Benato, la guida che mi sostituirà per l'ultima tappa, per riportarli in Val di Rhemes.
I ragazzi mi diranno poi che è stata la sciata più bella della loro vita! Per me è sicuramente stata tra le giornate più belle della mia ancora breve carriera da Guida.
Pippo









