Chaberton parete SE

Una bella discesa con amici che aspettavo entrasse in condizioni da diverso tempo, qual periodo migliore che le giornate con le temperature di Aprile, dopo le nevicate abbondanti di Novembre con il sole basso di Gennaio? 

Al ritrovo delle 7 ad Oulx il termometro segnava -6° ma per quando siamo partiti il sole ha cominciato a scaldare in maniera considerevole e nei primi canali che costituiscono la metà inferiore dell’itinerario qualche pietra ha cominciato a rotolare a valle.  Per qualche momento ci siamo trovati in un flipper di sassi cadenti, poco entusiasti di questo ruolo di bersagli da abbattere abbiamo abbandonato il canale principale scegliendo canali minori, più protetti e riparati dal sole.  La progressione è stata più laboriosa e faticosa a causa della neve molle ma sicuramente più sicura.  Siamo usciti verso metà mattinata dalla prima parte di parete ed abbiamo percorso il traverso che raccorda la metà inferiore con quella superiore.  Il triangolo sommitale costituisce un versante completamente indipendente da quello inferiore che ha sceso Beozzi in anni più recenti. 

L’ingresso al muro finale è caratterizzato da una piccola goulotte che ci ha impegnati con qualche passaggio di misto e fatti interrogare su come saremmo passati in discesa.  Corda?  Ovviamente no, erano tutte a casa.

Gli ultimi 400m son stati molto faticosi a causa del sole diretto che rendeva il versante un forno e per via della neve molle che rendeva la progressione più lenta.  Alle 12.07 abbiamo finalmente raggiunto le torrette di vetta dove un venticello fastidioso ha provveduto a  gelarci in preparazione della discesa.

La parte superiore si è rivelata molto piacevole, la neve molle facilitava la sciata anche se ci ha costretti ad una progressione one by one per via della valanghetta superficiale che costantemente si creava quando qualcuno sciava.  Arrivati in cima al passaggio di misto ci si sono aperte due opzioni:  togliersi gli sci e disarrampicare sull’itinerario di salita o provare a passare più a lato, lasciando correre gli sci su una placca di qualche metro di ghiaccio per poi saltare una roccetta ed atterrare in maniera controllata nella strettoia a valle.  Beh, la sintesi è che nessuno ha avuto voglia di togliersi gli sci!

Una ripresa di fiato, due battute dopo la fine delle prime difficoltà e la decisione di come affrontare la parte inferiore.  Dalle foto sembrava che ci fosse più spostato verso la destra un canale più largo e meno soggetto a sassaiola rispetto a quello salito, così abbiamo deciso di provarci ipotizzando quale avrebbe dovuto esser l’ingresso.  La scelta si è rivelata vincente, la sciata entusiasmante su pendenze non eccessivamente sostenute, curve ampie e veloci, in poco tempo ci siamo ritrovati sulle gallerie del Monginevro che abbiamo percorso sci ai piedi.  Forse questo è stato il tratto più pericoloso della discesa viste le precarie condizioni delle nostre infrastrutture.

Ore 14.00 raggiungimento vettura ed inizio delle celebrazioni alcoliche, come raccomandato nella dieta di ogni atleta che si rispetti.

Ric 12 Gen. 2020

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