Guida Alpina - professionisti dell'alta quota

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Piccola Ciamarella e Chalanson

Bellissimo giro ad anello che aspettavo di fare da qualche tempo.  Raccorda due itinerari di sci ripido nella stessa giornata, la parete N della Piccola Ciamarella e la SO della Chalanson.

La nostra partenza è stata dal pian della Mussa verso le 7.00, in questi giorni a differenza della settimana scorsa, il rigelo è ottimo.  Dopo circa 30 minuti di portage abbiamo calzato su una neve ben portante ma lavorata dal caldo.  Durante la salita abbiamo tolto gli sci 3 volte: una per attraversare un tratto morenico non innevato, un’altra per  superare un canalino ripido ed infine un’ultima per percorrere con i ramponi l’ultimo tratto ripido e la cresta sino alla croce di vetta che toccavamo poco prima delle 10.

In vetta ce la siam presa con molta calma nella vana speranza che il versante N mollasse ancora un pochino. L’ingresso si fa aggirando un torrione evidente di roccia che sul lato nord fa uno strapiombo con ottimo grottino per calzare gli sci in piano senza stress.

La discesa è un modesto 4.1 ma con la neve ghiacciata l’E3 si fa sentire tutto!  Noi abbiamo deciso di far la discesa classica che aggira da dx la barra rocciosa scendendo.  500m entusiasmanti sul lato francese.

A quota 2900 in una comba pianeggiante abbiamo rimesso le pelli e cominciato la salita sul ghiacciaio in direzione della parete N della Chalanson. Ad un certo punto siamo stati costretti a calzare i ramponi per la pendenza.  Si è rivelato vincente non affrontare la parete direttamente ma andare al colletto superiore alla sua sx e percorrere uno stretto canalino che sbuca pochi metri sotto la vetta.

La discesa , questa volta, si è presentata con una neve perfetta, smollata al punto giusto e ci ha regalato qualche bel curvone in velocità.  Nuovamente 4.1, addomesticato dalle condizioni.

Per  le 13 siamo rientrati alla macchina e siamo partiti alla ricerca di un posto dove goderci una birrazza al sole, operazione ardua di questi tempi ma comunque portata a termine.

Dislivello totale in salita: 2300m.

Ric 28 Mag. 2020

Bessanese
Ciamarella
Piccola Ciamarella, via di salita
pendio finale
sulla cresta
vetta
calziamo gli sci versante N
parete N
Albaron
Chalanson, via di salita
uscita dal versante N
quasi in vetta

Becco di Valsoera, sci ripido

Abbiamo voluto provarci, la partenza da Torino sotto una pioggia fine è stata un atto di fede nelle previsioni meteo che lasciavano intravedere una possibilità di condizioni migliori sulle alte valli piemontesi.  Raggiunta la diga del Teleccio verso le 7.30 ci siamo preparati sotto un cielo azzurro e pieni di motivazione siamo partiti alla volta del Pontese, le piogge dell’ultima settimana avevano dato un colpo all’ultima neve e così abbiamo dovuto proseguire con il nostro portage fino in fondo al piano.  Da qui la meta risultava ben visibile, segnata dai passaggi di recenti valanghe ma con spazi ancora sciabili.  La risalita è stata faticosa, complice anche la neve non rigelata.  Verso le 10 abbiamo raggiunto la bocchetta, una crestina nevosa affilata separava il versante Est dal versante Ovest ed uno scomodo venticello ci gelava l’umidità addosso.  Tempo di cambiare assetto e le nebbie ci hanno avvolti obbligandoci a sciare il canale con una visibilità scarsa.   Che dire?  Visto di meglio, sciato di peggio!  Ovviamente, appena raggiunti i pianori basali il meteo è nuovamente migliorato, è stata comunque una piacevole avventura.

Ric 16/05/2020

PAKISTAN 2020

Ho avuto l’opportunità di visitare il Pakistan grazie ai colleghi e amici Kevin e Brice che mi hanno dato la possibilità di lavorare ad un evento internazionale ideato, pensato e creato da Afiniti, una società di intelligenza artificiale con sede in America; il boss di Afiniti ha origini pakistane e, essendoci molto legato e nell’ottica di promuovere il turismo in questo paese, ha deciso di organizzare una sorta di team building per i dirigenti, per alcuni clienti e per vari ospiti tra le montagne pakistane.Il Pakistan è un paese fantastico, con forti contrasti e popolato da gente molto povera ma estremamente socievole; quivi sono le Montagne più belle del Mondo che si estendono a perdita d’occhio per kilometri e kilometri. Lo sci in queste aree è fantastico; la neve infatti è leggerissima e le precipitazioni abbondanti. E’ stato una grandissima fortuna per me poter essere coinvolto in questo progetto; oltre al visitare un nuovo, incredibile paese ho potuto conosce e lavorare con professionisti provenienti da ogni parte del mondo, uscendone molto arricchito da un punto di vista umano e professionale. Vi lascio con qualche immagine che raccontano più di 1000 parole!
A presto, Rouge.

Il Nanga Parbat
NANGA PARBAT
La Moschea di Islamabad

Dolo ice 2.0

Nuova piccola trasferta dolomitica a salire due linee che avevano catturato la nostra attenzione in occasione della prima fuga dall’Ovest:  Hruschka al Monte Pisciadù e L’ciamin al Passo Gardena.

Temperature ancora adeguate e ghiaccio in buone condizioni specie sulla prima mentre L’Ciamin accusa i passaggi e comincia ad essere difficilmente proteggibile e secco in alcuni tratti.

Ric 20-21 Feb. 2020

Pisciadù

Free ride Dreaming

Free ride Dreaming è il nome del corso di free ride organizzato dalla Sezione Universitaria del Club Alpino Italiano, sez. Torino che ogni anno viene tenuto in collaborazione con alcune guide alpine di cui ho l’onore di far parte.

Questo sabato abbiamo scelto Valloire come destinazione, località che non avevamo mai frequentato durante questo corso.

Le condizioni si son rivelate al di sopra delle aspettative e siamo riusciti a tirare qualche bella sciabolata. Itinerari free ride interessanti e gruppo motivato son stati ingredienti vincenti.

foto: @guidociok

Ric 17 Feb. 2020

Ridimensiona-di20_02-FreeRideDreamingValloire-1-di-105

UNESCO, Mucrone M7 4+

UNESCO, Mucrone  M7 4+

E’ di Gennaio 2020 la prima salita di questo itinerario, le cui difficoltà sono racchiuse in 4 lunghezze, che permette di raggiungere la vetta del Mucrone.  La nostra idea sarebbe stata quella di abbinarlo alla vicina Spin Drift per “ammortizzare” l’avvicinamento. Abbiamo voluto crederci malgrado il rialzo termico previsto, considerando che il ghiaccio non sarebbe stato l’elemento prevalente delle salite. Non è stato così!  Spin Drift non si è neanche lasciata avvicinare, il suo aspetto bianco cadaverico ha fatto sì che ne decretassimo la quarantena già nell’avvicinamento.  Abbiamo attaccato Unesco con l’idea di confidare negli spit presenti, verificando metro  per metro le condizioni.  Aggiungendo qualche friend siamo riusciti ad effettuare una progressione sicura su un ghiaccio quasi cadente e raggiungere la sommità.  Con due doppie fuori via siamo rientrati a terra e scappati dalla parete che di tanto in tanto lanciava segnali materiali di disgelo nel canalone sottostante.  Peccato, un inverno poco degno di questo nome.

Al di là della condizione attuale, la linea è molto divertente e ben protetta, si lascia scalare senza grosso stress ed è situata in un bell’ambiente, speriamo che si riformi anche in anni successivi perchè indubbiamente merita avere delle ripetizioni, bravo Stefano Perrone.  

Ric  2 Feb 2020

Parete E

Dolomiti W

W questa volta sta per Winter e ce lo siamo preso proprio, in barba ai cambiamenti climatici ed al rialzo termico: che freddoooo!

L’idea della trasferta è nata un po’ all’ultimo ed i prezzi dei pochi hotel rimasti disponibili a Selva di Valgardena  avevano raggiunto quote importanti così abbiamo optato per la zingarata in furgone.  In virtù di questo abbiamo deciso per una partenza sabato con calma poichè le previsioni annunciavano neve per la giornata.

Siamo arrivati al passo Gardena la sera di sabato sfruttando appieno i pneumatici da neve per muoverci sulle strade imbiancate ma come da previsione alle 22 il cielo si è pulito e le sagome dei torrioni rocciosi si sono delineate nel buio.

Domenica mattina abbiamo deciso per IRONMAN una linea aperta quest’anno, valutata M7/5+ per un totale di 5 lunghezze di corda.  Con rammarico abbiamo visto che sui primi due tiri il ghiaccio si era ridotto molto ma abbiamo deciso di provarci ugualmente, subito ci siamo resi conto che l’ingaggio richiesto sarebbe stato maggiore.  Primo tiro, primo volo su friend che si stacca, urlo e caduta nel vuoto trattenuta da un chiodino: alè bienvenue!   Sul secondo tiro si ingaggia Oli ed io mi impegno per una buona sicura, le protezioni risultano distanti ma buone.  Sul terzo tiro ci muoviamo con più disinvoltura e prendiamo il ghiaccio pensile.  Il quarto scorre via bene. Il quinto tiro uno spettacolo perchè ci si infila in un buco che da accesso ad un profondo camino ghiacciato che sul finire diventa roccioso,  un passo protetto da spit permette di affrontare gli ultimi metri di spalmo con i ramponi un attimo più tranquilli.  Discesa con tre doppie direttissime.   Fantastica!

Lunedì abbiamo deciso per STELLA CADENTE, stesso apritore, stessa annata.  Questa volta si tratta di M8/5.  Abbiamo seguito le orme degli amici Michi A. e Giova R. che ci hanno preceduto 2 giorni prima dandoci ottime indicazioni per l’avvicinamento ed il materiale da portare.  Anche in questo caso abbiamo dovuto fare i conti con la mancanza di ghiaccio rispetto all’apertura, un passo difficile dall’ultimo spit a posizionare un piccolo friend per saltare sul ghiaccio: brivido.  Poi altri due tiri più gestibili e molto divertenti.  Due doppie aeree e siamo di nuovo a terra.  Il sole era ancora alto ed abbiamo deciso per una bella sciata in relax fino al furgo visto che ci sarebbe ancora stato un ultimo giorno di scalata.

Martedì ci siamo spostati in Vallunga a ripetere una delle più gettonate (e non a torto) dell’inverno: ONCE IN A LIFETIME.  Formata incredibilmente quest’anno tutta in ghiaccio.  La struttura ha preso innumerevoli piccozzate ed è difficile trovare ove posizionare le viti però gli agganci sono ottimi. La linea è bellissima, 4 tiri di pari livello con un bel free standing finale.

Ric    19/21 Gen.

IRONMAN

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IRONMAN

Chaberton SE

Chaberton parete SE

Una bella discesa con amici che aspettavo entrasse in condizioni da diverso tempo, qual periodo migliore che le giornate con le temperature di Aprile, dopo le nevicate abbondanti di Novembre con il sole basso di Gennaio? 

Al ritrovo delle 7 ad Oulx il termometro segnava -6° ma per quando siamo partiti il sole ha cominciato a scaldare in maniera considerevole e nei primi canali che costituiscono la metà inferiore dell’itinerario qualche pietra ha cominciato a rotolare a valle.  Per qualche momento ci siamo trovati in un flipper di sassi cadenti, poco entusiasti di questo ruolo di bersagli da abbattere abbiamo abbandonato il canale principale scegliendo canali minori, più protetti e riparati dal sole.  La progressione è stata più laboriosa e faticosa a causa della neve molle ma sicuramente più sicura.  Siamo usciti verso metà mattinata dalla prima parte di parete ed abbiamo percorso il traverso che raccorda la metà inferiore con quella superiore.  Il triangolo sommitale costituisce un versante completamente indipendente da quello inferiore che ha sceso Beozzi in anni più recenti. 

L’ingresso al muro finale è caratterizzato da una piccola goulotte che ci ha impegnati con qualche passaggio di misto e fatti interrogare su come saremmo passati in discesa.  Corda?  Ovviamente no, erano tutte a casa.

Gli ultimi 400m son stati molto faticosi a causa del sole diretto che rendeva il versante un forno e per via della neve molle che rendeva la progressione più lenta.  Alle 12.07 abbiamo finalmente raggiunto le torrette di vetta dove un venticello fastidioso ha provveduto a  gelarci in preparazione della discesa.

La parte superiore si è rivelata molto piacevole, la neve molle facilitava la sciata anche se ci ha costretti ad una progressione one by one per via della valanghetta superficiale che costantemente si creava quando qualcuno sciava.  Arrivati in cima al passaggio di misto ci si sono aperte due opzioni:  togliersi gli sci e disarrampicare sull’itinerario di salita o provare a passare più a lato, lasciando correre gli sci su una placca di qualche metro di ghiaccio per poi saltare una roccetta ed atterrare in maniera controllata nella strettoia a valle.  Beh, la sintesi è che nessuno ha avuto voglia di togliersi gli sci!

Una ripresa di fiato, due battute dopo la fine delle prime difficoltà e la decisione di come affrontare la parte inferiore.  Dalle foto sembrava che ci fosse più spostato verso la destra un canale più largo e meno soggetto a sassaiola rispetto a quello salito, così abbiamo deciso di provarci ipotizzando quale avrebbe dovuto esser l’ingresso.  La scelta si è rivelata vincente, la sciata entusiasmante su pendenze non eccessivamente sostenute, curve ampie e veloci, in poco tempo ci siamo ritrovati sulle gallerie del Monginevro che abbiamo percorso sci ai piedi.  Forse questo è stato il tratto più pericoloso della discesa viste le precarie condizioni delle nostre infrastrutture.

Ore 14.00 raggiungimento vettura ed inizio delle celebrazioni alcoliche, come raccomandato nella dieta di ogni atleta che si rispetti.

Ric 12 Gen. 2020

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Traversata Taschhorn – Dom

Traversata Taschhorn – Dom des Mischabel
La cresta che unisce il Taschhorn (4491mt) e il Dom des Mischabel (4541mt) si trova al centro del gruppo dei Mischabel nel Canton Vallese e funge da spartiacque tra la valle di Zermatt e quella di Saas Fee. Si tratta di un magnifico percorso di misto, molto aereo, che si sviluppa lungo una cresta che presenta passaggi di terzo grado e roccia brutta.
La partenza avviene dal Mischabeljochbiwac; questo confortevole bivacco appollaiato al colle tra l’Alphubel e il Taschhorn ha 24 posti con coperte, stufa a legna per cucinare e tutto il necessario; il mio consiglio è comunque quello di prendersi un fornello ed una bombola per essere autonomi in caso di affollamento e per fare eventualmente sciogliere della neve durante la traversata. Il bivacco si può raggiungere da Saas Fee o da Zermatt; noi abbiamo optato per questa seconda opzione. Lasciata la macchina a Taschalp, si imbocca il sentiero per il Taschhutte che si abbandona ad uno dei primi tornanti in direzione Weingartengletscher. Seguendo il ripido sentiero prima e girovagando sul ghiacciaio poi, si raggiunge il Bivacco dopo 4-5 ore di marcia.Il giorno dopo la via parte subito fuori dalla porta del bivacco lungo la cresta che porta al Taschhorn che si raggiunge rapidamente in 2 ore e mezzo. Da qui inizia la traversata vera e propria; la discesa fino al Domjoch è il tratto più impegnativo e infido a causa della forte esposizione e della qualità della roccia non sempre buona che si alterna a creste nevose spesso con cornici.Dal colle riprende poi la salita, quasi tutta rocciosa con passaggi che non superano il III+. Ogni tanto si abbandona il filo della cresta per brevi tratti per superare i vari gendarmi, sempre sul lato di Saas Fee; nel dubbio seguire le tracce di ramponi sulla roccia. Sulla via sono presenti alcuni ottimi chiodi, difficili da reperire; proprio prima di arrivare sulla cima del Dom si attraversa su un sistema di cenge e crestine marce sul lato Saas Fee; qui l’arrampicata si fa più verticale e si trovano 3 chiodi. In 4 ore dalla cima del Taschhorn completiamo la traversata e raggiungiamo la cima del Dom des Mischabel; a seconda delle condizioni ci si può impiegare molto più tempo.Dalla cima del Dom, la montagna più alta interamente in territorio svizzero, inizia una discesa lunghissima (più di 3000 mt di dislivello) che conduce fino a Randa; dapprima sul ghiacciaio di Hobarg per poi risalire al Festijoch (parte più pericolosa della giornata, attraversamento di circa 200 metri sotto una imponente barra di seracchi). Dal Festijoch seguire la traccia ed effettuare 3 doppiette da 15 mt su terreno “sgrebanoso”, attrezzate di recente, che in breve portano sul Festigletscher e poi verso la Domhutte; da qui, per facile sentiero fino a Randa. Infine, con un taxi fino a Taschalp per recuperare la macchina. 
A mio avviso si tratta di una delle grandi creste delle Alpi, con panorami pazzeschi su tutto l’arco alpino; seppure le difficoltà tecniche non siano elevate, risulta essere mai banale e assolutamente da non sottovalutare: la difficoltà risiede nella quota (la traversata si effettua sempre al di sopra dei 4280 mt) e nel pericolo dato dalla qualità della roccia che obbligano a mantenere alta la concentrazione per tutta la salita.
Materiale: Normale dotazione alpinistica: corda da 30mt, ramponi, piccozza classica,  2 fettucce, 3 moschettoni. Inutili i friends.

Info: Rouge +39 3488095507.

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Selvaggio Blu

Il Selvaggio Blu in Sardegna, trekking tra i più impegnativi d’Italia, percorre l’interno costa del Golfo di Orosei, in una delle ultime “wilderness area” rimaste in Europa. Circondati dalla macchia mediterranea si cammina immersi in un clima irreale, quasi preistorico, tra splendide pareti di calcare e indimenticabili vedute sul mare. Il percorso si articola tra cale, codule, bacu e fitti boschi dove è facile perdere l’orientamento, e, il passaggio di alcuni dirupi, richiede l’utilizzo della corda. Abbiamo dormito all’adiaccio, cullati dal mite clima Mediterraneo e abbiamo optato per i rifornimenti via mare che, puntuali, arrivavano poco dopo il nostro approdo nei punti dedicati ai pernottamenti.
Questo il nostro itinerario, che prevedeva alcune modifiche rispetto al percorso originale, dettate dalla presenza di altri trekker sul percorso (6 giorni, 5 notti):
Partenza dal Cuile Despiggius, inizio del trekking con destinazione Portu Pedrosu; da Porto Pedrosu a Cala Goloritzé; da Cala Goloritzé a Cala Mariolu (Ispuligidenie) passando all’ovile Mancosu; da Ispuligidenie a Portu Mudaloru; da Portu Mudaloru a Cala Biriala (o Cala Biriolo); da Cala Biriala a Cala Sisine. Ultimo giorno abbiamo percorso la prima tappa originale (transfer in 4×4) percorrendo la cengia Girardili fino a Pedra Longa e poi a Santa Maria Navarrese.

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