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Alla ricerca del fresco

Son stati quattro giorni in Dolomiti alla ricerca di itinerari esposti sui versanti ombrosi per sfuggire al solleone di questi giorni!

Lunedì vietta d’ambientamento alla pala della Ghiaccia (Weiss), un camino bagnato dal forte temporale della sera prima ci ha dato il benvenuto ed ho subito rimpianto di non esser andato sul Bianco, poi le cose son cambiate e la qualità dei tiri è andata in crescendo. Usciti in vetta qualcuno di noi ha involontariamente pestato un nido di vespe che si sono arrabbiate, dapprima il rumore mi ha fatto pensare ad un aliante vicino, poi registrato il pericolo non ci è restato che darcela a gambe!! Nessuna morsicatura, brivido!!!

Martedì ci siamo lanciati, dopo un’ora e mezza di avvicinamento, sulla recente Giove. Una via datata 2015 protetta prevalentemente a clessidre su cui è necessaria una buona dimestichezza d’uso delle protezioni veloci. VIII max VII obbligatorio. Molto interessante! L’impegno legato alla lunghezza è notevole ed i tiri continui fino in cima! Alla sera segni di stanchezza affioravano: sbirrazzata generale per reintegrare i sali!!

Mercoledì lo abbiamo dedicato al riposo! FALSO!!! Quelli erano i programmi, poi perchè non andare a fare una vietta alle torri del Sella mentre il passo è chiuso? Navetta e via, è uscita la Messner alla seconda torre. Molto piacevole, assolutamente non scontata!

Giovedì, visto il buon riposo, abbiamo optato per Ottovolante. Una super via a spit sulla Torre Brunico. 7a+ max, 6b/b+ obb. per 400m. Roccia esaltante, veramente divertente e meritevole di ripetizione.

Ric

TETE COLOMBE

Niente! Quest’anno la meteo non ci ha permesso di andare sulla cresta O in Salbit, allora con Luigi abbiamo guardato dove le percentuali di pioggia fossero più basse e giovedì sera siam partiti alla volta dei Briancon.

Il venerdì mattina, in barba ad ogni previsione, i temporali continuavano a girare. Siamo arrivati a Fressinieres sotto l’acqua e abbiamo deciso lo stesso di andar a vedere se ci fosse qualche strapiombetto asciutto. Dopo poco son comparse le prime schiarite e senza farcelo dire due volte abbiamo attaccato prima Momo Mick e poi Fressinoque. Questa seconda è molto particolare e sale i 150m verticalissimi del primo pilastro passando per dei rossi e dei grigi!

Il giorno seguente ancora temporali annunciati nel pomeriggio. Siamo stati ad Ailefroide per cambiar tipo di roccia dove abbiamo ripetuto Marche au supplice 400m 6c max. Bella, un tiro un po’ erboso ma per il resto assolutamente piacevole. Discesa per le cenge finali della traversee du Pelvoux.

Domenica era il top day e ci siamo diretti in zona con avvicinamento più consistente e, visto lo zero termico a 4200m, anche elevata in quota. Quanto freddo!!! Alle 9.45 eravamo ai piedi della face S della Tete Colombe ancora in ombra ed il Maestrale aveva già cominciato a soffiare. Non è bastato il sole a render gradevole la scalata, una lotta fino in vetta! Abbiamo ripetuto Du Cote de chez Tron, una via di recente apertura che corre a sx della nota Bal de boucas, 350m ottimamente chiodati con quattro lunghezze memorabili per la qualità della roccia. Nel complesso una bella via in posto ameno!

Ric 21/23 lug.

GRAND CAPUCIN E ALTRE ARRAMPICATE

In questo luglio dal clima caldo e secco e con le montagne in modalità tardo “agostiane” non ci resta che arrampicare! Via degli Svizzeri + O sole mio al Grand Capucin (soste ottime rimesse a posto dall’instancabile Guida Alpina Francesco Civra Dano e poi due chicche aperte dalla Guida Alpina di Chamonix François Pallandre al Brévent: Prémier de corvée (7a-6c-6c-6c+) e Ex-libris (6a+-6b-6b-6°-5+), due vie interamente da proteggere con un’arrampicata meravigliosa ed esigente (in realtà su prémier de corvée qualche spit c’è). Merita farci un giro!
A presto, Rouge.

PERU’ 2017: ALPAMAYO, TOCLARAJIU, ISHINCA

Il 1°Giugno parto con motorone Mariojosé alla volta del Perù, un nostro sogno da tanto tempo; raggiungiamo gli skilovers Matteo e Paola per quello che si rivelerà uno dei viaggi più intensi della nostra vità!
Arriviamo a Huaraz dopo un viaggio epico: Milano-Madrid (2.30 di volo), 4 ore di attesa, Madrid-Lima (12 ore di volo, arrivo alle 5 am locali), ritiro bagagli, taxi fino alla stazione dei Bus (1 ora nel delirio del traffico di Lima), Lima-Huaraz (10 ore di Bus)…finalmente alle 21:30 arriviamo a “la Casa di Zarela”, Ostello magnifico che sarà il nostro campo base durante tutto il periodo.
Huaraz è già a 3100 mt sul livello del mare e, anche se Mario ed il sottoscritto non siamo molto acclimatati, ci sentiamo bene e decidiamo di partire per il nostro primo giro. Dopo un giorno dedicato a fare la spesa e due notti, il mattino seguente partiamo alla volta della Quebrada Ishinca, la valle più vicina a Huaraz. Il trek lungo questa valle passa sotto pareti di granito meravigliose, boschi contorti e altipiani che conducono al Rifugio Ishinca, a 4350 mt, costruito dai volontari del Mato Grosso e gestito da un fiorentino che ci ha offerto gran lezioni di vito oltre che a ottimo cibo. Il giorno dopo partiamo alle 5 e ci regaliamo la prima “smotorata” di allenamento e acclimatazione, salendo, con un ampio giro ad anello in senso antiorario il bellissimo Ishinca, 5530 mt., montagna non difficile ma che offre panorami meravigliosi. Alle 13 circa siamo di ritorno al Rifugio, gasati come la guizza, per riposare e preparare la roba per la nostra destinazione futura, il Toclaraju, 6035 mt. Intanto Matteo e Paola sono arrivati con la loro tenda nei pressi del rifugio. Il giorno dopo partiamo tutti insieme in direzione del campo base avanzato a quota 5100 circa; zaini faraonici ci piegano la schiena, ma il tramonto della sera ci fa dimenticare la fatica; siamo tutti super eccitati anche perché i giorni precedenti era stato brutto tempo con venti fortissimi mentre adesso sembra finalmente essersi messo al buono con il nostro arrivo! L’indomani partiamo in 3 alle 3 di notte mentre Paoletta ci aspetta al CB causa un fastidioso mal di pancia. La salita al Tocla è grandiosa con le ultime due lunghezze non banali, così come le vedute dalla cima. Matteo scende con gli sci e ci si ritrova al CB per mangiare qualcosa, sistemare la roba, preparare gli zaini e scendere fino al Rifugio prima e poi fino a Pashpa per ulteriori 14 km di cammino. Il taxi ci riporta poi di notte a Huaraz dove mangiamo le prelibatezze di Zarela e sprofondiamo in un sonno profondo. I due giorni seguenti sono destinati al riposo e alla spesa; paradossalmente il giorno immediatamente dopo ci sentiamo più riposati rispetto a quello dopo. Il terzo giorno si riparte, obbiettivo Alpamayo, eletto nel 1966 dalla rivista Alpinismus come la “Montagna mas linda del mundo”. Tre ore di taxi ci portano a Cashpa dove carichiamo i muli; dopo 4 ore di cammino arriviamo al primo accampamento a 3700mt; il giorno dopo altre 4/5 ore di cammino e raggiungiamo l’altro Campo a 4350mt. Qui lasciamo i muli, e raggiungiamo, con degli zaini pesantissimi, il Campo Glaciare a 5400mt, saltando d fatto il campo morena a 4900mt. Siamo tra i primi a tentare l’Alpamayo nel 2017, la parete sembra in ottime condizioni e noi stiamo bene. Optiamo per la via dei Francesi, 8 lunghezze da 60mt su neve e ghiaccio con alcuni passi verticali; la via Ferrari del 1975, sulla carta più facile, non è più percorribile a causa di un seracco/cornice che la rende di fatto esposta alla caduta di ghiaccio dall’alto. Il campo glaciare dell’Alpamayo è un posto incredibile da cui abbiamo assistito ad uno dei tramonti più magici della mia vita. La notte ha fatto freddo, tra i -15 e i -20; partiti alle 4:30 dalla tenda raggiungiamo la vetta un po’ prima delle 9, con condizioni perfette e assenza di vento. Buttiamo le doppie, raggiungiamo il campo alto e poi, raccolti la tenda e i sacchi a pelo, di nuovo giù al campo a 4350mt e poi il giorno dopo a Huaraz da Zarela, divenuta oramai nostra amica oltre che la proprietaria dell’ostello “La casa di Zarela”, che consiglio vivamente.
Un viaggio perfetto in cui la fortuna ci ha accompagnato; un solo disguido (comico) ha colpito Mariojosé che nel tragitto Stazione dei Bus-Aereoporto: lo smarrimento del passaporto, evento che l’ha obbligato a restare per qualche giorno in più a Lima!
Il 18 giugno rientro quindi in Italia da solo con gli occhi e il cuore pieni di Montagne pazzesche, albe e tramonti da brivido, volti, sorrisi e gesti di persone fantastiche, cibi assolutamente tra i migliori mai assaggiati ma anche di povertà assoluta e grandi contraddizioni. Fa bene ogni tanto immergersi in queste realtà così diverse e distanti tra di noi; rappresentano per me una gran lezione di vita di cui ogni tanto ho bisogno di un ripasso.
Prossimo anno si riorganizza! A presto, Rouge.

Aig. d’Argentiere – Le Pyrate

Spesso le cose nascono un po’ all’ultimo momento e talvolta un po’ per caso, così è successo con Luigi in virtù di un rivoluzionamento dei programmi dovuto alle previsioni meteo! Destinazione scelta la sera prima: rifugio d’Argentiere! Bene, con tre giorni disponibili, penso, è la volta di salire Le Pyrate che è altrimenti impensabile dovendo tornare a prender la funivia!

Giovedì siamo saliti al rifugio con calma: partenza ore 8 da Torino, ma per non perder tempo arrampicatorio utile, siamo andati alle Aig. du Refuge dove abbiamo salito la Bettembourg Gillet. Una bella linea di fessure caratterizzata da due tiri in diedro, soste attrezzate a spit, ottima per una mezza giornata.

Venerdì è stato il giorno centrale: il tempo in compenso avrebbe potuto esser migliore, velature e fresco ci hanno accompagnato per tutta la giornata fino ai temporali che abbiamo preso all’ultima doppia e sulla via di rientro al rifugio.

La via merita un approfondimento: tutto sommato la scalata è piacevole, mai estrema e quasi interamente sprotetta. Le soste sono mediocri, spesso uno spit da 8 vecchio ed uno un pelo più recente, i cordoni: imbarazzanti! Ci si trova continuamente spersi in un mare di granito senza chiare indicazioni, scegliere la via visivamente più facile risulta sempre vincente e se non si trova la sosta è solo perchè bisogna continuare a salire: spesso quasi tutti e 60 i metri a disposizione.

Raggiungere la base del pilastro è già stata una via! Una prima terminale a metà pendio impone una progressione più che corretta su ghiacciaio. La seconda terminale, quella vera, è enorme. Invalicabile sul lato del couloir ad Y, nè in direzione della via. Noi abbiamo fatto un tiro di corda da 60m in estrema sinistra per far sosta contro le rocce, il più riparati possibile da possibili cadute di massi provenienti dal canale detritico che si ha sopra la testa. Di lì abbiamo continuato con una lunga traversata di 60m tra la massa di neve sospesa costituente il labbro superiore della terminale e la roccia, proteggendoci su roccia, fino a raggiungere la verticale del pilastro. Non abbiamo attaccato per il canale a fianco a quello ad Y come indicano alcune relazioni ma per delle fessure facendo un vero e proprio tiro da 50m con sosta a chiodi in cima. Qui abbiamo lasciato tutta l’attrezzatura. A seguire tre tiri di detriti fin sotto i pilastri. E’ evidentissima una bella sosta a fix con cordino giallo: beh, non c’entra niente! Noi l’abbiamo utilizzata per le calate! Dalla sosta bisogna spostarsi decisamente a sinistra e scendere lievemente fino a delle pietre accatastate contro la parete che segnano l’attacco della via. Guardare in alto lascia dubbi, ma è proprio lì! Ci sono alcuni cordini passati a clessidra in alcune lame inquietanti, a guardar bene si vedono due chiodi, nel primo non entra il rinvio ed il secondo si sfila a mano! Ecco: benvenuti! Il resto della via prosegue così, con incertezza fino al primo tiro di 6a su cui compaiono due spit. Un bel tiro…
La via è molto più impegnativa di quanto possa sembrare sulla carta, giustamente rivalutata dalla guida “MonteBianco anni 90″ rispetto alle relazioni originali. Richiede esperienza ad usare le protezioni, a ricercare l’itinerario, ad esser veloci perchè i metri non sono assolutamente 350! Per tornare alla base del pilastro le doppie son 9 e mai meno di 45/50m, in più sotto ci son altri 4/5 tiri

1 serie di Camalot fino al 3 inclusi i C3 e qualche nut per noi è stata sufficiente, chiaro che si deve prevedere di protegger in maniera non troppo ravvicinata.
La calata, da dove abbiamo lasciato il materiale, si fa da una sosta a spit nuova e deposita in cima alla enorme terminale, io mi ci son calato dentro e son passato dall’altra parte, sotto una piacevole grandinata, col terrore dei massi cadenti dal couloir ad Y e dalla cengia detritica soprastante, attraversando un esile ponte di neve che non so quanto durerà con queste temperature! Che dire: un’avventura!

Sabato non eravamo freschissimi ma il tempo era ancora buono ed abbiamo scelto una via più recente per non vedere più protezioni obsolete ed appenderci sereni ;-)
Vive la jeunesse (6b, 6b, 6c+,6b+,6b,6b) è una linea meritevole sulle aig. du Refuge a 10 minuti di avvicinamento, prevalentemente in fessura con diverse protezioni da posizionare, assolutamente meritevole di ripetizione!

Ric 6-7-8 Lug.

Pantagruel-Petit Jorasses

E’ indubbiamente una delle “must line” del massiccio assieme a numerose altre. Un’arrampicata varia ed elegante, impegnativa, soprattutto in alto, sita in un luogo ameno e selvaggio raggiungibile solo con qualche ora di cammino.

Siamo partiti venerdì sera dopo una giornata di caldo fotonico nella pianura e la partenza è stata una mezza barzelletta perché arrivati al punto d’attacco, ci prepariamo e poi… mancava la passerella sulla Dora! Allora penso di attraversarla scalzo e tiro qualche sasso in acqua per vedere di capire volumi e forze in gioco: ce n’è troppa! Provo a fare una chiamata a qualche local per vedere se mi son rincoglionito del tutto o cosa… Eh no, si parte proprio di lì! Mmmmm, non c’è verso, allora penso di scender con l’auto qualche tornante e partire sul vecchio tracciato ma dopo una giornata di caldo i torrenti son gonfi da paura e mi si visualizza il mega pacco! Nooo, non ci posso credere. Alla fine con un po’ di insistenza alle 20.00 raggiungiamo il Gervasutti!

Dopo una notte d’eccellenza ed una comoda sveglia alle 6.30 ci prepariamo e riscendiamo la fissa per metter piede sul ghiacciaio. La neve è quasi rigelata, fa caldo, si è sciolta velocissima ed in numerose zone affiora già quella vecchia, si preannuncia una nuova estate di patimento per quegli ambienti!

L’attacco della via è abbastanza evidente, la terminale caotica e laboriosa ma non particolarmente difficile da superare. Per le 8.30, in pieno sole, attacchiamo! E 1, 2, 3, 4,… 11… ma quanti ce n’è? Lunga, e lunghi pure i tiri! Tra l’altro meno gentili nel grado che su altri itinerari. Il 12 è il famoso 7b degli scavi, va beh quasi non si nota neanche siano scavate… bel viaggio! 13 di nuovo 7a, per fortuna siamo entrati in ombra ma i piedi gridano lo stesso e le braccia avendo sentito i piedi, cominciano a gridare pure loro!! 14 è un 6a+ plasir per toccare la vetta, prender un raggio di sole, far una foto alle aig. du Midi da quest’angolazione e fiondarsi a terra in doppia sperando di non far Gazzate ed incastrare una corda!
Fila tutto liscio, persino la terminale in discesa è una passeggiata e sciando senza sci, nella powder estiva, divalliamo rapidamente verso la macchina che è un puntino irriconoscibile laggiù!

Nota tecnica:
Utilizzato un set di friends Camalot fino al #3 e qualche nut piccolo sulle fessure fini della parte bassa.
Attacco nella zona di rocce rotte compresa tra il diedro Bonatti ed il canalone a destra. Spit con mallo a circa 10-15m dal ghiacciaio, poi sulla sx del diedro.

Ric 17 Giu.

Verdon 2017- atto primo

… wow… quanto tempo… le ultime news sono ancora sciistiche, troppo trotterellare e nessun nuovo post! Beh, inseriamo uno dei più belli degli ultimi tempi: 5 giorni in Verdon con Luigi. La lavanda non era ancora esplosa, ma colori e profumi di Provenza son stati inconfondibili come sempre!!

Mercoledì siamo arrivati tarduccio, eran già le 15, giusto “two seconds” per montar la tenda ed un altro paio per lanciar dentro la roba inutile, poi no stop alla Carrelle! Doppie e alè: prima via!!! Serieux s’abstenir fa parte della old school, gradi poco gentili, chiodo non azzerabile! Bellissima, corre a fianco alla più semplice Ticket danger.

Giovedì spariamo il nostro colpo e ci lanciamo su Duc. Serie limitèe è un itinerario noto a molti, qualche tiro più tecnico che energico sulla prima metà e viceversa sulla seconda. Spaziale!

Venerdì ci svegliamo col tempo grigio ma già durante la colazione ritorna il sole e per mezzogiorno attacchiamo con il classico Azzurro Provenza ed un bel Maestrale in poppa! Sperimentiamo una parete nuova, attrezzata nel 2015 zona lago. La via è l’eperon de Venellois, qualche tiro sublime ma anche qualcuno non esaltante. Va beh, era la via di descanso.

Sabato top route del periodo. Les mains dans le sel, settore Styx! La descente c’est deja une promenade dice la guida, vero!! L’ultima doppia, nel vuoto, deposita in una nicchia sospesa sopra lo Styx. Quando ho chiesto al francese avanti a me cosa cavolo fosse sto Styx mi ha guardato come se fossi il peggiore degli ignoranti e mi ha spiegato: mitologia, Cerbero… ahhhhhh, lo Stige!!! Eh va beh… La via è esaltante, oserei dire: #solotiribelli

Domenica, eh la fatica cominciava ad affiorare e così abbiamo scelto una vietta plasir: pour une poignee de gros lards. Massimo 6b ma nuovamente tiri da antologia!!
Per le 13 siamo di nuovo in campeggio, tempo di una doccia e si riparte! Che scialla il Verdon!!!

Ric 17/21 Maggio 2017

Punta Delà-Champorcher

Sabato è stata una giornata di sci ripido in quel di Champorcher, la strada è percorribile fino a Dondena e gli sci si calzano dalla macchina. I versanti sud sono completamente scoperti, ma a nord si scia ancora molto bene.
La nostra giornata è nata un po’ per caso, guardandoci attorno per scegliere cosa più ci piaceva e la carta per vedere che il giro fosse raccordabile. Abbiamo dapprima seguito la neve in direzione del col du Moussaillon per poi piegare sul Delà che abbiamo parzialmente risalito coi ramponi ad eccezione del triangolo sommitale sul quale ci siamo impegnati con alcuni facili passi di arrampicata. Dalla vetta siamo scesi per il ripido versante N su Clavalitè e raggiunto il vallone abbiamo rimesso le pelli per rientrare al col di Moussaillon da Nord sapendo che sul versante opposto saremmo riusciti a sciar bene!
La giornata è stata fredda e limpidissima con un leggero vento da Nordovest, la neve sui versanti in ombra non ha praticamente mollato in tutto il giorno. Dalla cima della Delà il panorama sul circondario era grandioso e mi è piaciuta una linea molto diretta dalla macchina su un’antecima della Beccher che ho poi scoperto chiamarsi M.te Pragelas… beh, ma quella è storia di due giorni dopo!!
Ric 22 Apr. 2017

A zonzo per la Svizzera

L’incontro con Peter era fissato giovedì sera alla stazione di Visp, il timing è stato perfetto. Un breve boccone e ci siamo diretti ad Arolla per pernottare in prossimità del punto di partenza del giorno seguente. La mancanza di neve, certo, si fa sentire anche in Svizzera.

Il venerdì siamo partiti lungo il percorso classico per raggiungere la Cabane du Bertol che si è rivelata molto affollata. Come aspettarsi altro con una situazione meteo così favorevole?!
In realtà i programmi risultavano ancora da definire, forse l’aig. du Tza, forse… alla fine l’affollamento ci ha fatti propendere per effettuare un tour il giorno successivo e poi cambiar zona.

Sabato infatti siam partiti alla volta del Dent du Bertol dopo aver lasciato defluire il traffico dei partenti per Zermatt. L’itinerario è abbastanza breve ma molto piacevole con un ripido pendio finale. Per il gusto del giro ad anello siam scesi direttamente dal ghiacciaio pensile del Dent su Arolla.
Tempo di cambiarci, asciugarci e riporre il materiale e ci siam spostati in direzione Saas Fee.

Domenica è stata la volta dell’Allalinhorn, una giornata da manuale, limpidezza assoluta e totale assenza di vento. Poi una piacevole discesa fino alla Britannia Hutte che ricordavo come un posto infernale per il trattamento ricevuto. Devo dire che questa volta mi son dovuto ricredere: clima piacevole e malgrado l’affollamento ampi spazi per tutti!

Lunedì con una sveglia alle 4.45 siam invece partiti per il Rimpfishhorn. Che lungo il trasferimento per arrivare sotto la montagna! Un’altra giornata fantastica, alle 10 abbiamo attaccato la piramide sommitale che tutto sommato si è presentata in buone condizioni. In realtà avrei immaginato più facile il tratto sommitale! Per le 14 eravamo alla Britannia a calmar la sete con un po’ di birra. Dopo esser scesi a Saas Fee e girato per la cittadina con i trenini elettrici onde evitare ulteriori camminate, ci siam spostati sotto il Sempione.

Martedì abbiamo optato per la parete NE del Galehorn. Pendenze fino a 40-45 gradi ed una salita abbastanza diretta. Scendendo alle 11 abbiamo ancora trovato ottima neve nella parte alta mentre sotto si sprofondava parecchio.

Ric 7-11 Apr. 2017

Pointe Yeld

La discesa dalla Yeld rientra tra le major ski lines, non tanto per la difficoltà quanto per la bellezza e severità dell’ambiente! Il percorso è alquanto vario perchè partendo da punta Helbronner si attraversa tutto il glacier du Geant per salire un pendio a 50° di un centinaio di metri seguito da una cresta che conduce ad un primo colletto, ci si trova qua sulla cresta O del Dente. Dalla cima del colletto si scia su un ghiacciaio sospeso avvicinandosi al bordo del seracco, quasi al fondo si reperisce sulla destra una breche alla quale si giunge dopo una quarantina di metri di arrampicata su misto. Da qui comincia la discesa vera e propria. La parete è caratterizzata da alcuni seracchi e proprio questi costituiscono l’ostacolo maggiore perchè per aggirarli si scia su pendii ripidi e ghiacciati. La presenza della parete N del Dente del Gigante, con i vari seracchi che le fanno da contrafforte, situata a brevissima distanza, rende l’ambiente ancora più severo ed accattivante.

Son stato accompagnato in questa piacevole avventura da Alice e Giulia, due maestre che lavorano in Valle al primo approccio col ripido in questo tipo d’ambiente e subito ci siamo dovuti confrontare con condizioni delicate di verglas a metà parete che ci hanno imposto una sciata assicurata. Ne è venuta fuori una bella esperienza e qualche curva da manuale soprattutto nella parte bassa.

Per rientrare in Italia abbiamo optato per i mezzi pubbici ed a metà pomeriggio raggiungevamo la nostra macchina.

Ric 04/04/2017