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Guida Alpina - professionisti dell'alta quota

Archive for luglio, 2013

Sturm und Drang – Becco di Valsoera

Le temperature troppo alte per gli ambienti glaciali ci hanno spinto questo week end ad optare per qualcosa di differente! Da tempo mi frullava in testa di ripetere questa via, aperta a più riprese negli anni ‘83-‘84 da Giorda e Zuccon e reinterpretata in chiave moderna, tentando di spingere la libera al massimo, prima dai precursori Mochino ed Arneodo, poi da una serie di amici frequentatori della valle.

La via è protetta interamente a chiodi dell’epoca e materiale da artificiale, sul 5° tiro un passo obbligatorio di 6b+ protetto da un rurp permette di ammodernare la gradazione al tiro di A2.

Per quanto mi riguarda ho trovato la via interamente scalabile ad eccezione del tiro di 7c protetto in maniera tale per cui è già stato impegnativo passare!!!

Sturm und drang corre nel centro della parete a fianco di Nel corso del tempo, che incrocia alcune volte. La linea è molto bella e l’arrampicata di gran qualità, ci fosse il ghiacciaio sotto sembrerebbe di esser sul Bianco!

Materiale: noi ce la siamo cavata con un set di friends fino al 2 e qualche nut, in verità il martello lo abbiamo dimenticato come pure l’ottima relazione che Umberto ha scritto su Gulliver, per fortuna l’avevo letta bene la sera prima e la memoria non mi ha tradito! Abbiamo portato a vuoto i ramponi per paura di un nevaio alla base. Doppie comodissime su nel corso!

Ric

Abysse – Tour de Jorasses ABO

Una crocetta importante su una via di quelle che avevo messo in lista da ripetere prima di andare in pensione!

Aperta nel ’93 da Piola, Anker e Robert, è una delle vie più sostenute del massiccio. La Tour de Jorasses si presenta, da sotto, come una fortezza inespugnabile, per certi versi gli strapiombi che cospargono la parete ricordano un po’ il Capucin, solo che qui ci son150m in più! A proteggere la torre, che si trova in alto in un canale, costantemente sotto il tiro di pietre e la minaccia del ciclopico seracco Whymper, abbiamo trovato una terminale enorme! Il passaggio ha richiesto già un po’ di ingaggio ed esperienza!

Della via, che dire? “E’ una scalata principalmente in placca molto sostenuta con spit lontani” come scritto su Monte Bianco anni ’90. Sensazionale, attraversa zone della parete notevoli! Il secondo tiro di 7a+ è un capolavoro e la lavagna del secondo 7b altrettanto. Lo strapiombo di 7a ti mette schiena al ghiacciaio e l’ultimo 7b+ dopo uno sbombo notevole riserva un run out tutto da godere!

Con Michi e Fabri siamo saliti al Boccalatte sabato sera sotto un cielo minaccioso, ma siamo stati risparmiati dalla lavata, in 1,40h abbiamo raggiunto il rifugio, che ormai non è più gestito perché ritenuto sotto tiro dei seracchi superiori. Siamo stati soli, padroni di questo piccolo nido abbarbicato sulle rocce, oggi in condizioni abbastanza buone, senza gas nè pentole ma con abbondanti coperte. Abbiamo recuperato l’acqua nei dintorni.

La sveglia è stata alle 5.40, abbiamo deciso di non attaccare con l’ombra che sarebbe stata penalizzante per l’aderenza! In verità siamo stati rallentati dai due tiri su neve e ghiaccio che abbiamo fatto per attaccare la via perché la risalita del canale è avvenuta con una media di 1200 m/h! Alle 8.30 attaccavamo il primo tiro di 6b+ ed il sole ci investiva puntuale in sosta per il secondo mitico tiro dove l’obbligatorio di 7a+ si fa già subito sentire tutto!

Durante il giorno, tutto attorno, le scariche son state una costante, motivo per cui, messo piede sul ghiacciaio la discesa è stata a razzo! Abbiamo scelto, malgrado qualche buco e la neve molle, di rimaner slegati per esser più rapidi, non vincolati e più liberi a scappare indipendenti in caso di crolli di ghiaccio o sassaiole… ma per fortuna non c’è stato bisogno!!

Materiale: 10 rinvii, 2 corde da 60m permettono di raccordare qualche doppia e guadagnar tempo in discesa, friends fino al 2 più che sufficienti (inclusi micro), nuts inutilizzati, i cordoni delle soste sono veramente orrendi, noi abbiamo sostituito qualche moschettone ma bisognerebbe cambiarli tutti!! Gli spit, seppur distanziati, sono invece ottimi! Inox da 10, gran lusso!!

Ric

Sanech

Dopo il warm up di giugno su una via più semplice (Pole et mique) e una bella via alle Tenailles de Monbrison (Vol et Volupté) la settimana scorsa, eccomi di nuovo qui in Sanesch, a 40 minuti da Sion.

Questa volta sono con Stefano e il nostro obbiettivo è “le chemin de l’extreme”. Tutte le vie di questa parete di calcare sono state attrezzate da quei diavoli dei fratelli Rémy negli anni ’80, il che è sinonimo di pochi spit e tanto ingaggio. La roccia è una delle migliori su cui abbia mai arrampicato, dove bisogna “tenersi” ma anche scalare bene e dove, se non si usano i piedi, non si sale.

Ed ora, next stop, Wenden!

Rouge

Weekend al Triolet

Accoppiata di belle vie nel bacino del Triolet, forse un po’ passato di moda dopo la grande chiodatura degli anni 95-96 ad opera di Motto & C. o forse solo casualmente poco trafficato questo week end!

Sabato mattina partiamo presto da Torino ed alle 9 siamo al Dalmazzi, primi di giornata, molliamo un po’ di materiale e ci dirigiamo verso Le fond de l’air, 330m 6c max 6a+ obl. Una salita estremamente piacevole con qualche protezione da integrare.

Al rientro in rifugio troviamo qualche amico e l’ottima cena della nuova gestione che si è rivelata estremamente simpatica ed accogliente!

Domenica attacchiamo per Aloba Loba onde ridurre al minimo la camminata d’accesso alla seconda punta centrale del mt. Rouge de Triolet dove l’obbiettivo è Malpartiti 280m 6c+ max, 6b obl. Anche questo itinerario di gran livello con arrampicata interessante e divertente su ogni tiro. Decisamente più impegnativa della via del giorno precedente e con protezioni a tratti ben distanziate fino al 6b!

Disesa in doppia, occhio al nevaio a base parete che la mattina è di neve dura e soprattutto al canale da cui è sceso qualche pietrone da cui meglio non farsi colpire :-)

Ric

Lachenal + Grand Bargy

Week end in quel di Chamonix visto che ci siamo svegliati tardi e nei rifugi italiani è stato impossibile trovar posto!!

Tante idee… ed alla fine prevalgono svacco e comodità, scelta di avvicinamento veloce e notte in un letto!

Sabato saliamo alla Lachenal, qual magnifico scudo di protogino rosso!!

Domenica per cambiare zona e roccia ci spostiamo verso gli Aravis a salire una via che da anni mi incuriosiva: Les gros veaux. 430m 6c max. Interessante.

Ric

Lyskamm North Face à ski

La parete Nord del Lyskamm è il sogno di ogni sciatore. I migliori sono passati da qui, attraverso la sua linea pura ed elegante, ricamando curve per 800 mt. Qui non è come a Chamonix, dove spesso ci sono le funivie che ti portano in alto. La nord dei Lyskamm, per vederla, devi andarci sotto. La vedi solo da sotto. Devi camminare almeno fino ai 4300mt del Colle del Lys.

Ci sembrava buona e così ci siamo fermati a dormire dagli amici del Rifugio Mantova. Questa volta sono con Jimmy Sesana, alla sua sesta discesa dalla cima. Personaggio controverso e dal carattere particolare, Jimmy rappresenta, senza ombra di dubbio, lo sci ripido. La sua prima volta giù dai 4527 metri della cima del Lyskamm fu negli anni ’90, così come il Couturier alla Verte. Tanto per capirci, quando non c’era ancora Internet. E i telefonini erano pochi. Passione pura, al di là delle mode del tempo.

Alle 6 a.m. partiamo dal Rifugio. Alle 10 calziamo gli sci dalla cima e sciamo concatenando curve in successione per 12 minuti intensissimi, fino a saltare la terminale. Condizioni ottime. Grandissima sciata. Potrei scrivere pagine e pagine su com’è andata la discesa, sul tipo di neve, sulla difficoltà, sull’inclinazione… Invece vi parlerò di cosa sta intorno. Almeno per me.

Le sensazioni, prima di una discesa importante, sono sempre le stesse. Sono nel mio mondo, immerso in una calma apparente dove gli impulsi provenienti dalla bocca dello stomaco non vengono registrati dal cervello. Chi mi vede dall’esterno pensa sicuramente che sia un maleducato. In realtà sono solo momentaneamente sconnesso. E’ come se intorno a me non ci fosse niente e nessuno. Non rispondo a domande provenienti da persone che non vedo. Il respiro e i battiti cardiaci li sento amplificati. Non c’è spazio per nessun pensiero.

La notte ho dormito. Ero nella camera numero 13. Ho dormito più o meno, qualche volta mi sono svegliato. Poi la discesa. Attimi intensi, non quantificabili da un punto di vista temporale. Concentrazione. Sensazioni piacevolissime di neve che scorre sotto i tuoi sci. Dopo, il vuoto. Caduta dell’adrenalina, consapevolezza, felicità.

Felicità? Non lo so. Dopo io non sento niente. Non ho fame, non ho sonno, non ho sete, non sono stanco. Non voglio niente. Non ho voglia di niente. Mi sento però in pace. Ecco si, mi sento in pace. Ci metto sempre un po’ di tempo ad uscire dalla bolla, quando poi vengo assalito dal “down post endorfinico”, conseguente al “Runner’s High”. Quello dei tossici insomma. Non troverai i confini dell’anima scriveva Messner. Però ci sono dei momenti nella vita in cui ci si avvicina molto. E in fondo, è questo che mi piace.

Un pensiero va a Karine, a Rémy e a colui che mi ha messo sugli sci. Le curve ricamate su questa parete sono anche vostre.

Rouge

snowkite la maratona dei ghiacciai

Ieri, domenica, impossibile non aver visto che le temperature sarebbero lentamente risalite ma allo stesso tempo che nella notte aveva fatto 30cm di neve nuova e soprattutto che era annunciata una ventilazione interessante dai quadranti settentrionali! Impossibile almeno per chi insegue queste condizioni!!

Lotto con tutti i virus che mi han tenuto orizzontale nelle ultime 48 ore per provare ad andare a giocarmela ed alle 6.30 mi trovo con Umby, direzione Courmayeur!

Il Bianco compare dall’autostrada nella sua veste più candida, con ampi sbuffi di neve da tutte le creste a segnalare: vento forte! Eolo non disattende l’appuntamento, sbrighiamoci!

Arriviamo al Torino e ci prepariamo all’inferno, invece il clima è tutto sommato piacevole e le correnti non così tremende! Partiamo in direzione Dente del Gigante ed investiamo le nostre prime energie a giocare sotto i pendii della gengiva, a tratti le folate sono intense e la 11 fin eccessiva. Decidiamo quindi di andare ad esplorare la comba dietro al canino draculiano, i buchi sono ben chiusi ma utilizziamo tutte le precauzioni del caso, lì dietro il vento è decisamente forte ed è qua che su un bordo raggiungo la punta di giornata rilevata dal gps di 65,7 km/h. Ci spingiamo sin sotto la parete del Dente che su questo versante raggiunge quasi 600m di salto, opprimente!

Verso le 13.30 decidiamo di spostarci sull’altro lato della montagna e percorriamo una lunga distanza indietro in direzione del Torino tra cordate di alpinisti che ci guardano allibite e ci fotografano.

Arriviamo vicino al Flambeau e non ci osiamo, col vento contrario e le funivie in movimento, a passare con la vela, quindi da bravi, impacchettiamo e risaliamo qualche metro a scaletta.

Sull’altro versante le condizioni sono ancora più belle, il vento disteso ed ideale per qualche zompo! Un giapponese prova a darci la macchina per fargli una foto, poi quando vede le vele cambia idea e ci chiede di partire: cambio di soggetto!!!

Il pomeriggio passa tra un salto e l’altro, ci lanciamo in qualche peripezia tra crepacci e rocce che lo scorso anno non avevamo azzardato, qualche botta di adrenalina e la stanchezza sempre più presente! Alle 15.45 di questo no stop day decidiamo che può bastare, recuperiamo gli zaini ma con il vento a favore questa volta proviamo l’arrivo con l’ala sino al Torino passando sotto i cavi degli ovetti in movimento, un brivido, tifo di turisti dall’alto e tutto fila liscio!

Chiudiamo con 40km percorsi e circa 2000 m di dislivello positivi, una giornata intensa, limpida come raramente accade, dalle condizioni praticamente PERFETTE!!

Ric